Corsica for dummies: materassi bucati e spiagge nere

Ammainato il agosto 17, 2009 alle 20:22 su Viaggi e miraggi and Corsica and Viaggi e miraggi da Frieda

A metà notte il mio materasso mi ha abbandonata e ho traslocato su quello del sig. N (che è da una piazza e mezza). La notte è passata comunque felicemente, soprattutto per il freschino.
Il nostro campeggio, come dicevo ieri, è sul mare: poco più in là della nostra piazzola c’è una spiaggia sassosa (con qualche riccio) dove abbiamo fatto un tuffo veloce ieri sera. Oggi andiamo alla spiaggia di sabbia, 5 minuti a piedi da qui.
La passeggiata è in realtà un’arrampicata tra scogli e vegetazione selvatica, ma va bene così, la spiaggia merita!
Il sig. N, da piccolo, deve aver guardato dei documentari terrorizzanti che l’hanno messo al corrente dell’esistenza di bestie mostruose tra cui: i ricci, le meduse e i pesci assassini (quelli che si nascondono sotto la sabbia e “trapanano” lo sventurato che li calpesta causandone la morte istantanea! – il sig. N suggerisce possa essere questo).
Fare il bagno con lui è stressante! anche se mi diverto a dirgli cose mostruose per spaventarlo un po’.
Onde evitare di ustionarci e/o prenderci un’insolazione abbiamo deciso di tornare alla tenda per pranzo. Seduti su due stuoie abbiamo consumato un’insalata di lattuga (locale) e mais e tonno (importati).
La lettura post prandiale ha fatto cadere il sig. N in uno stato comatoso da cui l’ho risvegliato verso le 5, ossia dopo aver terminato tutto il libro che avevo cominciato la mattina stessa.
Siamo partiti in spedizione alla volta di Patrimonio, dove abbiamo ammirato un menhir (niente di che.. il sig. N dice “buffo! mentre qui in Corsica facevano i menhir, gli Etruschi sul continente costruivano fogne e autostrade!”) e la chiesa (chiusa e in ristrutturazione).
Data l’ora non ci siamo fermati a fare il tour delle cantine, rimandandolo ad un altro giorno.
Poi ci siamo diretti verso Nonza, ma invece di fare la strada “ovvia” (quella costiera) ci siamo avventurati in montagna verso Farinole. La strada stretta e il borgo inesistente ci hanno premiato con meravigliosi panorami della vallata sottostante prima e delle scogliere sul mare una volta attraversato il passo.
Nonza è stata una vera sorpresa: mai viste così poche case con così tanto traffico!!!
A parte questo il paese si introduce con diversi cartelli che indicano la presenza di un ecomuseo, ma una volta arrivati in centro i cartelli sono tutti sbarrati.. mah!
Il paese è microscopico e sovrastato da una bella torre d’avvistamento tutta verde, del colore della pietra locale. Dallo spiazzo attorno alla torre si gode una vista meravigliosa sui giardini terrazzati e soprattutto sulla spiaggia nera piena di scritte fatte coi sassi.
La spiaggia è semideserta forse anche per il divieto di balneazione vigente: poco più a nord c’è una cava di amianto, chiusa negli anni sessanta, e i residui della lavorazione sono stati buttati in mare.. le correnti continuano a portare acqua inquinata sulla spiaggia e la coprono di questa sabbia scura.
Sotto la torre, su una terrazza, c’è un piccolo bar (La Sassa) a picco sul mare. Ci siamo fermati a bere un aperitivo e ad ascoltare un gruppo che provava musica tradizionale corsa: io ho assaggiato il famoso Muscat e il sig. N un vino bianco.
Abbiamo tolto le tende solo dopo esserci rilassati, con la sottoscritta che pontificava “le vacanze dovrebbero essere proprio così: con un buon bicchiere di vino in mano, un bel panorama da guardare e della musica tranquilla di sottofondo”.
La cena ci ha riportati a Patrimonio dove volevamo seguire le indicazioni della guida (Osteria S. Martinu) ma era pieno, così ci siamo diretti verso un ristorate isolato subito dietro il menhir (Au jardins du menhir o Zanzibar). Il sig. N si è lanciato sui prodotti locali (prosciutto e formaggio, con melone), mentre io mi sono data all’orto (insalata i pomodori cuore di bue coltivati lì accanto, con formaggio di capra caldo – ossia Salade de chèvre chaud).
L’ambiente era tranquillo, dotato di un numero congruo (due) di gati, tutte le zanzare del caso e musica corsa dal vivo.
La tarte tatin di pesca poteva essere meglio ma è stata comunque un esperimento interessante.
Una volta rientrati ho faticato a tenere gli occhi aperti finché i miei non hanno chiamato per assicurarmi che il loro rientro fosse andato bene.

Corsica for dummies: Pronti? Via!

Ammainato il agosto 16, 2009 alle 19:17 su Viaggi e miraggi and Corsica and Viaggi e miraggi da Frieda

La sveglia suona impietosa alle 2:30, non sono nemmeno 4 ore che dormiamo.. argh!
Doccia, gli ultimi bagagli, sistematina e coccole alle gatte che rimarranno a casa (accudite dai “nonni”), controllo biglietti, scambio macchine (la mia fuori dal garage per partire, quella del sig. N in garage) e via.
Io guido fino al primo autogrill della A1 (Lodi), poi tocca al sig. N. Quando gli passo il volante praticamente svengo e mi risveglio all’uscita di Livorno, dove – da buon co-pilota – sono incaricata di trovare la direzione per il porto (la signorina del navigatore satellitare non ci è di troppo aiuto).
Ho preso diversi traghetti e tutte le volte mi sono trovata ad attenderli in code molto compatte ed ordinate. Questa volta no.
Sarà che sono le 6 ed il traghetto parte tra due ore, sarà che c’è la crisi e la Corsica Ferries (CF) ha voluto risparmiare un uomo, ma qui è un delirio: macchine alla rinfusa, a cavallo tra le corsie, spazio vuoto (irraggiungibile) davanti, corsie libere ai lati mentre la gente inizia a fermarsi alla rotonda e via via sulla strada per arrivare al porto.
Fra un’ora, quando la mobilità della zona sarà in piena crisi, un paio di uomini della CF proveranno a mettere un po’ d’ordine.
Finalmente a bordo, finalmente su due sdraio all’ombra del ponte più alto. Tanto per cambiare io dormo.
Il sig. N prova a svegliarmi un paio di volte, ma con scarsi risultati. Poi finalmente ce la fa.
Sosta bagno, giro alla ricerca di qualcosa da sgranocchiare che non costi miliardi (ci abbiamo rinunciato), poi si torna sulla sdraio a leggere.
Il tragitto è rapido: Livorno – Basttia 4 ore (o poco più: abbiamo circa mezz’ora di ritardo).
Allo sbarco scopro che mi hanno “griffato” la Jollyroger: un bell’adesivo dell’armatore campeggia sul mio portellone posteriore. Il sig. N lo stacca e lo usa per “griffare” la nave.
Ho fame, ma la macchina è stracarica e non riusciamo a trovare un’abbinata cibo-parcheggio che ci convinca, così facciamo rotta verso St. Florent, nostra prima tappa.
Usciamo da Bastia attraverso una periferia bruttissima, vediamo dall’alto lo stagno di Biguglia, intorno a noi è brullo e sassoso, 3 mucche pascolano sul ciglio della strada (non in un recinto!).
Ci arramprichiamo e scolliniao. Si vede il mare, si vede St. Flo, si vedono tantissime vigne dalle forme irregolari che arrivano ad arrampicarsi su un monte che sembra appoggiato lì per caso. La strada è stretta e la linea centrale sembra più una guida che il divisorio tra due corsie.
A St. Flo c’è meno parcheggio che in centro a Milano. Alla ricerca di qualcosa da mangiare, finiamo in un posto (L’ombre) per turisti, col servizio scarsissimo e il cibo che non ci convince troppo.
Spesa veloce e poi si parte alla ricerca del campeggio.
Prima andiamo alla ricerca di U’ Paradisu, consigliato da Meridiani. Dopo 10 km dovremmo tuffarci in uno sterrato solo per fuoristrada di 11 km (tempo di percorrenza stimato: 1 ora) ma fortunatamente un cartello “Complet” ci fa desistere.
Torniamo indietro e andiamo a vedere i 3 campeggi costieri (Kallistè, Acqua dolce, U’ pezzo) di St. Flo: tutti hanno posto ma non hanno corrente per le tende (libera). Tra macchine fotografiche, cellulari, pile ricaricabili, non ce la sentiamo di farne a meno. Proviamo al campeggio sul fiume, ma è pieno fino a omani.
Il sig. N inizia a preoccuparsi.
Facciamo rotta verso Centuri e ci fermiamo ad ogni campeggio che incontriamo per strada. Il terzo è quello buono: si chiama A stella e si trova a Marine de Farinole. Tanta ombra, sul mare.

Post post giornata

Ammainato il agosto 4, 2009 alle 16:52 su 150° da Frieda

Così.
Stasera si finisce di stirare, sperando di non trovare tutto coperto di pelazzi di gatto (stamattina la Ciccion dormiva sulle camicie del sig. N e poi per farmi notare com’era bella nera zampettava sul panno da stiro bianco immacolato).
Il sig. N ha 42 giorni di tempo, poi il mondo esploderà, è avvisato.
Io sono stanca, veramente stanca, e l’idea che a settembre ricomincerà tutto mi deprime.

(..se tutto va bene è la PMS, il che è bene perché vuol dire che non mi triture le lasciamoperdereva’ al mare..)

Il mio sogno è questo: si alza il sipario, ci sta la sedia e ci sto io.

Ammainato il agosto 4, 2009 alle 16:36 su Ai confini della realtà da Frieda

Mi piacciono le persone che sognano.
Ad occhi aperti o chiusi, ma soprattutto a parole. Di quei sogni belli, con un pizzico di realtà, che poi ti raccontano e imbastiscono, perseguono, provano a realizzare. E non importa se alla fine falliscono perché dopo hanno sempre un sogno da realizzare.

(..il titolo del post è una citazia da Cesare Zavattini, scelta qui..)

Poesia incompresa

Ammainato il agosto 3, 2009 alle 15:56 su 30° da Frieda

Stavo riflettendo sul senso della vita, sullo scorrere del passato verso il presente, sulla continuità degli atti quotidiani, su questo tempo (meteo!) folle che alla fine non ci scalfisce nel profondo come (forse) dovrebbe, sugli eventi rimandati che si scatenano nel momento peggiore.. nel culmine di tutta questa passione per la vita, gli elementi, rimembrando tutto quello che ho studiato finora, ho composto.

Ieri c’erano 29 gradi
e ho stirato.
Oggi ci sono 20 gradi
e stirerò.
Il mucchione della roba asciutta
ha scelto il momento sbagliato
per esplodere.

(..son cretina, lo so!)