Al telefono /2

Ammainato il febbraio 23, 2010 alle 13:12 su da Frieda

Squilla il cell. Numero privato. Voce maschile con accento romano, ma la telefonata è molto disturbata:

X associazione buddhista italiana?
F No.
X Non vi occupate di yoga, ecc?
F No, questo è il mio numero
X Ma l’ho trovato su internet!
F Mi spiace, questo è il mio numero personale
X Ah, allora lo cancello

Senza parole.

Al telefono /1

Ammainato il febbraio 23, 2010 alle 12:55 su da Frieda

Martedì scorso ho fatto colazione con Sara. Non ci eravamo date un appuntamento preciso ma ci eravamo scambiate il numero di cell, quindi quando sono arrivata sotto casa sua le ho mandato un sms:

F Sono sotto casa tua :-)
S Chi 6
(io iniziavo a pormi delle domande, ma magari Sara non aveva salvato il mio numero e ce l’aveva su un foglietto di carta esattamente come ce l’avevo io in quel momento)
F Frieda
S Sotto quale casa
(e qui ho iniziato a sghignazzare tra me e me)
F Sara?
S Ai sbagliato numero
F Ops!

A quel punto ho chiamato un’amica e mi sono fatta dare il numero giusto e la nostra colazione è andata benissimo, ma io ho continuato a sghignazzarci sopra per tutta mattina (mi immaginavo un marito munito di moglie molto gelosa che riceve il mio sms..!!).

Credo fermamente (o forse no)

Ammainato il febbraio 23, 2010 alle 12:47 su da Frieda

Ogni tanto sono lì che rifletto sulle mie reazioni o si modi in cui approccio le cose e mi si forma lentamente in testa una lista di cose in cui credo fermamente. Allora mi dico “adesso la bloggo, così mi rimane”. Poi ci penso e lascio perdere, non perché non voglia mettere nero su bianco ma perché gli assolutismi assoluti (son ridondante, lo so!) non fanno per me.
Io parlo e medito meglio di ciò che conosco perché lo tocco con mano; il resto, dopo un po’, mi sa terribilmente di generalizzazione e/o di sega mentale.

Matriagio & co

Ammainato il febbraio 11, 2010 alle 15:58 su da Frieda

Il sig. N mi manda mail angosciate chiedendo aggiornamenti sull’organizzazione del matriagio e io ci scherzo su o rispondo incazzosa (stufa di colleghi, amici, parenti che non sanno ripetere altro che “siete in ritardo!”, organizzate voi, no?).
Il mercoledì sera è il momento che temo di più di tutta la settimana, non c’è scadenza lavorativa o angoscia personale che sia simile a come mi sento quando il mercoledì sera si avvicina: odio il corso fidanzati. E’ noioso, il sig. N trolla (ogni tanto ha ragione, ogni tanto vorrei tirargli un calcione sulla caviglia se solo ci fosse garanzia che questo lo zittisca), le riflessioni sono spesso e volentieri monologhi della coppia guida, il prete ieri sera ha detto cose del tipo “e allora vai su Facebook a informarti sull’aborto” (e io ho pensato di alzarmi e di andarmene, che a riempirsi la bocca di cazzate son buoni tutti ma questa ne batteva tanti), utilità pratica nulla (quando devo fare il consenso? consegnare i doc al prete? chi mi spiega dove trovare le letture tra cui scegliere per il “libretto”?) e per di più fa freddo, le sedie sono scomode e tutto quel bianco con la luce al neon la sera mi urta (sì, sono insofferente).
La mie due proposte per il viaggio di nozze sono state cassate (una certamente, l’altra forse) e io inizio a capire perché la gente assume wedding planner.

[Retrò]: addio monti sorgenti e valli (alla finnica)

Ammainato il febbraio 11, 2010 alle 15:48 su da Frieda

Credo di averlo detto a tutti in continuazione (o almeno l’ho fatto per anni): durante l’università ho fatto l’Erasmus a Helsinki.
Aver appena finito di leggere l’ultimo libro di Severgnini e aver discusso di scambi culturali l’altra sera a cena con amici, mi ha fatto ricordare che poco meno di 10 anni fa ho scritto questo a Italians:

Caro Beppe,
ho bisogno del tuo sostegno e di quello di tutti gli Italians. Dopo 4 mesi di Erasmus in Finlandia me ne torno a casa. Questo Paese strano mi è “entrato dentro”, non so bene come e perché; ho provato a spiegarlo agli amici stupefatti (“come? non vuoi tornare a casa?”) ma non ci sono riuscita. Dev’essere qualcosa che è nell’aria, o nei boschi. Dev’essere quest’incrocio di culture che convivono benissimo in un’università dove puoi dare i tuoi esami in inglese, finlandese, tedesco e qualche volta anche in italiano. Te la immagini una cosa del genere in Italia? Io no.
La cosa a cui più mi dovrò abituare sono le porte. Il finlandese-medio ti apre la porta, se ti vede arrivare te la tiene aperta, ti cede anche il passo. Già mi ci vedo, a spasso per Milano, che sbatto il naso contro la porta della Rinascente perché il ragazzo davanti a me l’ha “lasciata andare”. Porte a parte, volevo ringraziarti perché attraverso Italians ho conosciuto un po’ di “italiani di Helsinki”, e insieme abbiamo formato un bel gruppo. Mi spiace che la pizzata sia scivolata in data da definirsi.
Sfatiamo un mito, quello dei nordici alti-biondi-con-gli-occhi-azzurri: i finlandesi per biondi sono biondi, l’occhio ceruleo non manca, alti a volte, ma sono proprio slavatini.
Hyvää jouloa ja onnellista uutta vuotta (Buon Natale e Felice Anno Nuovo)