né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà

Sono appena tornata da una passeggiata furibonda con Cordelia (povera, mi ha dovuta sopportare mentre attraversavo tutto il paese a passo di marcia, per rimettere in ordine i pensieri).
Oggi hanno perso la prima partita di campionato. Non una a caso, ma lo scontro prima (noi) Vs seconda (loro). È stato un coacervo di tutte le cose sbagliate o brutte che hanno fatto fin qui, ma tutto concentrato in una partita. E non è bastato riprendersi nell’ultimo quarto per rimontare e vincere.
Nella mia disamina feroce ho fatto il giro di tutta la squadra, più volte, e degli allenatori. Poi mi sono picchiata sui calli da sola perché sono ancora piccole, però.. però non importa.
Hanno passato un sacco di tempo a perdere, almeno un anno e mezzo, e quindi dovrebbero aver capito come si vince. E invece no. Perché vincere non è il contrario di perdere.
Non hanno vinto tutte le volte che sono scese in campo contro squadre più deboli e sono state lente, deconcentrate, regalando vantaggi e facendo sembrare chissà che le avversarie. Non hanno vinto quando hanno giocato con squadre del loro livello, ma sono scese in campo in preda al panico e il panico è durato a lungo.
Vinci quando giochi e ti diverti, quando sei concentrato e nonostante il casino delle tifoserie l’unica voce che senti è quella del tuo allenatore, quando costruisci e porti dei risultati.
Il resto non è vincere, checché ne dicano i numeri sul tabellone.

(..no, ma l’ho presa benissimo..)

Tornare a quando ci bastava

Ci sono quelle telefonate in cui gli anni non sono passati nemmeno per un attimo. Io chiamo convinta di parlare di poesia e sesso degli angeli e mi ritrovo a sghignazzare sulla forma dei biscotti, l’oroscopo di Grazia e quanto c’è in mezzo. Grazie AWS!

(..che poi tutte le volte che ti dico “dottorino” mi trasformo nella nonna di Alice Allevi!)

20-twentyfive: buona fine..

Caro 2025,
io non lo so mica se ti ho amato o se ti ho odiato. Sei stato sicuramente complicato e mi hai deluso su un po’ di cose ma mi hai dato anche delle soddisfazioni. Vediamo: per l’ennesima volta ho ricominciato a volermi bene, sono andata a nuotare, ho imparato a chiedere aiuto (a volte!) quando ne ho bisogno (ma posso migliorare su questo), il lavoro c’è stato e questo forse è tutto quello che posso dire sul tema, anzi no. Non è andata come avrei voluto, ho dovuto chiudere dolorosamente e mi sono ritrovata a fare le solite cose noiose ma la colpa è anche mia e ci lavorerò su. Ho studiato meno di quanto vorrei, ho tirato un po’ i remi in barca sulle questioni vinicole, complici un paio di delusioni sulla formazione che volevo fare e sulle attività che avrei voluto far partire.
Ho buttato tutte le mie energie nel basket: sto ancora studiando, ne so ancora troppo poco e forse non ne saprò mai abbastanza, ma ci sono un paio di cose che penso di aver fatto bene e me le tengo strette. È diventato il mio spazio quando ho bisogno di staccare, di ritagliarmi un angolino mio, un angolino in cui non faccio niente, sto lì seduta e guardo, mi distraggo, i pensieri si fermano e i problemi rimangono fuori dalla porta. Ci sono giorni che ho dovuto lottare con le unghie e con i denti per tenermi questo spazio ed è tuttora fonte di grandi tensioni con TNT, ma forse un giorno capirà o ce ne faremo una ragione.
Non ho fatto nulla per la mia forma fisica e di questo porterò il cilicio, ma sono rimasta troppo scottata l’anno scorso dagli esiti disastrosi della dieta, dalla polmonite che ne è seguita, dalla debolezza, dalla fatica per uscirne e la reazione è stata stupida perché non è aumentando di peso che la situazione migliora, ma non ho saputo fare di meglio, però continuo a nuotare ed è qualcosa; non basta, ma è un piccolo tassello che ho messo lì e sul quale non intendo mollare. Nuotare mi aiuta a sentirmi bene, mi aiuta a tenere in forma tutta un serie di movimenti che un giorno ho rischiato di perdere e mi aiuta a programmare, progettare e rilassarmi. Guardare quel soffitto lì tre volte alla settimana mi aiuta a mettere ordine, qualche giorno è addirittura consolatorio e questi giorni che mi sono dovuta fermare per il male al braccio mi pesano moltissimo, sono stati molto faticosi senza un po’ d’acqua per renderli fluidi.
I miei progetti sul futuro quest’anno si sono schiantati dolorosamente, in silenzio, c’è stato solo un grande crack dentro di me penso, e non ne ho fatti altri di piani. C’è un nodo che non si può sciogliere e nonostante io continui a studiarlo, perché non posso fare a meno di programmare e progettare e fare strategie, cazzo, lì non è un punto su cui posso andare avanti da sola o meglio potrei, ma questo vorrebbe dire cancellare tutto e io ho deciso che questo non s’ha da fare.
Ci sono state persone, sorrisi, piccoli gesti che sono stati di grande aiuto in dei momenti e spero che continueranno a esserci.
Ho puntato i piedi sulle amicizie fondamentali: non so perché diventando genitore lavorando, essendo moglie, è complicato continuare a frequentare gli amici, quelli che sono i tuoi amici, non gli amici della coppia, e me li tengo stretti: la lurkatrice folle, Rouge, la pupa, sono così tanti anni che ci sono che non posso lasciarli andare; ciascuno di loro conosce un pezzetto di me e mi aiuta a metterci la colla quando quel pezzetto si stacca.
Nelle cose belle di quest’anno (ma anche di sempre) c’è CeeCee che sta crescendo, sta venendo fuori da se stessa in maniera complicata, una buffa preadolescente alle prese col suo bozzolo che usa un po’ come guscio e un po’ come armatura. Quando si sveglia in modalità Grinch, non ce n’è per nessuno, ma ogni tanto c’è ancora la mia cucciola lì dentro tra un brufolo e una rispostaccia.
Ci sono stati pochi animali del bosco quest’anno: mi mancano le istrici e devo dire anche uno spirito guida che sia animale o persona. Dopo Gentiloni, Cracco e il barbagianni, mi ci vorrebbe un altro spirito guida; mi lascerò stupire da quello che arriverà che sia dai miei sogni o dal bosco.
Mi sento un po’ sospesa ultimamente, quando vengo qui in Maremma, sospesa tra due mondi, il mondo dove sono e quello dove ho pensato che vorrei essere; forse non ne sono più sicurissima, però qui c’è un pezzo di dovere mio, di doverci essere, di dover fare e di dovere e volere portare avanti.
Oggi capisco Habu Joji quando parla dell’aria sottile. Qui l’aria non è sottile, non siamo in alto, ma è diversa non è rarefatta ma è più è un’aria canterina. Non è un tema di profumi o di assenza di puzze, non è neanche l’assenza di rumori, è proprio un rumore diverso di sottofondo: uccellini, trattori, le macchine lontanissime, una macchina lontanissima dall’altra parte della Valle che puoi sentire come se ti passasse sotto la finestra, che comunque è diversa dal rumore di centinaia di macchine che ti passano da qualche parte.
E poi ci sono i colori, c’è il verde dei prati! L’unica altra volta che lo ricordo così verde è quando andavo in Umbria, quando mi sentivo a casa nella vecchia casa di famiglia, e quel verde tutte le volte mi fa venire la voglia di essere una mucca per assaggiarlo un po’, nella sua maniera più profonda, come si fa altrimenti interiorizzare questo verde?
Ho riletto il blog l’altra notte, in un battibaleno ho ripercorso gli ultimi 11 anni. Ho scritto così poco.. ho scritto fino alla fine del primo anno di vita di Celeste o poco più, fino al 2015, poi ci sono stati nove anni di silenzio e io ogni tanto mi chiedo dove sono finiti questi nove anni. Ho sempre scritto per me, per il bisogno di raccontarmi e di chiarire, ma anche solo di ridere tra me e me di cose che capisco solo io, di quegli attimi che non valgono neanche la pena di essere raccontati, ma che ci sono ed è bello che rimangano anche a distanza di 10 anni o più rileggendoli me li ricordo e so perché li ho salvati, ecco negli ultimi nove anni forse ero troppo presa a vivere che pensare che avrei avuto bisogno di rileggerli dei momenti. Nell’ultimo anno qualcosa ho scritto, all’inizio ho recuperato cose che stavo buttando durante la pulizia della casella di posta e qualcuna meritava di essere salvata, ma era così intima che poteva diventare solamente un post e poi pian piano per ricordare qualche momento significativo: il ritorno della primavera che non è mai una cosa così scontata, ricominciare a fare qualcosa dopo che tanto tempo che hai smesso di farla, ecco queste cose qui, e poi, perché no, un sacco di cazzate, ma perché quelle sono divertenti e buffe e riempiono ampiamente gli spazi della vita tra una cosa seria e l’altra.
E poi 2025 sei stato il 19º anno nei miei trent’anni, incastrata in questi anni che continuo a compiere ma che non mi sento. Arriveranno tutti insieme a chiedermi il conto? Chi lo sa. Intanto continuo a chiamare le rughe per nome e nell’ultimo anno un po’ di cambiamenti li ho osservati, sarà la mia nuova amica menopausa che pare aggirarsi nell’ombra da queste parti (ah, sono stufa di sudare ed è ora di prendere la situazione in mano, di andare a parlarne con qualcuno che ne capisca più di me).
Sei stato anche l’anno della morte dell’intimità, con la colonna sonora più breve della storia, così ovvia che ormai persino CeeCee l’ha capito: ho fatto partire Iris e Canzone contro la paura in ogni momento di difficoltà o in cui non avevo voglia di pensare, possibilmente sola in macchina e con il volume alto, perché ho bisogno di sentirle suonare dentro.

(..And I don’t want the world to see me ‘cause I don’t think that they’d understand..)

Cretino come sei

Per la mia laurea (ben 23 anni fa) mi ha regalato degli orecchini che recentemente ho tirato fuori e ho ricominciato a mettere. E ho pensato bene di dirglielo.

F ..li uso spesso ultimamente e mi vieni sempre in mente

Rr E mi pensi nudo o vestito?

F ti penso cretino come al solito!

(..dopo trent’anni dovrei conoscerlo e invece mi stupisce sempre.. )

Le notti là in Maremma

Quando arrivo qui o divento narcolettica o insonne.
Stasera pare viri all’insonnia, speriamo di non tirare le 5.

(..epperò è un’insonnia bella, rilassata..)

se lei tornasse vestita soltanto del bicchiere

Ieri sera tête-à-tête al tavolino di un birrificio con la Pupa, a chiacchierare dei trent’anni che non finiscono mai (neanche dopo quasi 20!), di menopausa e di mali minori.
..e all’improvviso mi è tornata voglia di andare a Roma, io e lei, a respirare di nuovo quell’aria lì. Chissà se incontrerò i miei quasi 50 anni.

(..non è peterpanismo, giuro. È proprio un orologio che si è bloccato lì e anche a cambiare la pila non va avanti..)

Quella Ubi lì

Ho avuto un Tumblr, usato per 5 minuti circa (ben 14 post promemoria), l’ultimo del 3 gennaio 2008. La cosa più straordinaria è che alcuni link esistano ancora, quasi venti anni dopo, e che alcuni temi invece siano completamente dimenticati.

Chi se li ricorda i pacchetti, a parte i tecnici? Questo era un giovane BOFH:

devo riavviare tutto, perdo pacchetti come un ponte radio nel mezzo di una tempesta di sabbia marziana

Un frammento di dialogo in cui F sono certamente io, ma P?
F: tu quando mi chiedi mi fai delle domande che si affacciano direttamente
P: boh, è che credo di volerti bene. O qualcosa del genere.
F: sul casino che ho dentro e la risposta non è mai semplice e così ogni tanto sono un po’ più prolissa e ogni tanto glisso un po’
P: sì, tu sei incredibilmente incasinata. Ma ti si vede la scintilla di genio.

C’era Lulù di cui mi sono salvata un abbraccio “un abbraccio speciale che avrebbe, da solo, meritato il viaggio“, insieme a Tim Berners-Lee “When I invented the Web, I didn’t have to ask anyone’s permission.” e un G.I. che ho dimenticato “Come dice Clint Eastwood, le opinioni sono come le palle: ognuno ha le sue :-)“.

La foto in cui tengo il mondo Wikimedia tra le mani (letteralmente!)

..e un quote di Sbì:

Mi sembra utile come far smettere di fumare un condannato alla sedia elettrica.

non si capisce un tubykh, ma fa lo stesso oggi ha chiuso. Ciao, è stato bello! (non si dice sempre così?)

Overrated (o forse no)

Le prime volte sono sopravvalutate. Sì, pure quella. Ma le seconde o le ennesime nascondono grandi soddisfazioni.
L’altro giorno ho ricominciato a correre ed è stato liberatorio. Non correre per ore o chilometri, no, solo una semplice partita a basket genitori contro figli, ma è stata la mia prima volta dopo tantissimo tempo.
Non facevo più nemmeno un passo di corsa da anni, al punto da chiedermi se sarei stata ancora capace, se mi sarei lasciata andare o se avrei finto di correre per paura di farmi male.
E invece ho corso, per qualche attimo anche al massimo della mia velocità, ed è andato tutto bene. Anzi, non avrei smesso.

(..grazie nuoto e grazie coach!)

coi suoi svincoli micidiali

Ho meno energie, meno pazienza, più dubbi e contraddizioni da tenere insieme, più storie da conciliare; dico più no che una volta, ma mi rammarico di non trovare più tante cose a cui dire sì.

L’ha scritto Alessandra Farabegoli, ma la capisco bene. Per fortuna trovo ancora cose a cui dire sì!