D ..the second one is the right one
D believe me!
F rotflol
Ubique
Torino, 1 aprile (non era uno scherzo, giuro!). Quattro chiacchiere mentre Ale parlava di Open CD e mi lanciava frecciatine che non coglievo..
Il risultato è qui. Grazie Sara :-)
Pappa
Oggi ho mangiato passeggiando per parco Sempione insieme ai miei.
Quando abitavo a Milano era d’obbligo in primavera andare al parco (rigorosamente coi pattini a rotelle) a vedere gli anatroccoli.
Al centro del laghetto c’è un’isoletta dove le anatre covavano le uova e io e mia sorella dalla riva la scrutavamo insistentemente per vedere le prime schiudersi e poi seguivamo la crescita degli anatroccoli per i mesi seguenti.
(..stavolta niente anatroccoli..)
Letto: Addio piccole donne
Marcela Serrano
Addio piccole donne
Mondadori
ISBN 880455021X
Genere: Isabel Allende
Perché sì: perché ho amato talmente la Alcott da lamentarmi tra me e me perché le citazioni non provengono dalla stessa traduzione che conosco io
PerchP no: perché la Serrano ha uno stile strano che ogni tanto stanca e distrae
Stato: da trovargli un angolo in libreria
Una sera, dopo cena, lui la guardò fisso:
“Ada, proviamo ad analizzare il benessere sessuale: secondo me è soltanto questione di proporzioni. Chi fa poco sesso tende a compiere degli errori di valutazione, sia in eccesso che in difetto. Chi ha una buona vita sessuale vede la realtà nella giusta dimensione. Se non fai sesso, vedi tutto distorto. Perché credi che nell’epoca vittoriana le donne passassero il tempo a svenire, ad asciugarsi le lacrime e a rinchiudersi in stanze buie? Perché non vedevano la vita nelle giuste proporzioni per colpa delle loro ferree regole di castità.”
“Sono d’accordo” annuì Ada, cercando di richiamare alla memoria i personaggi vittoriani che meglio esemplificavano tale affermazione, e invece le veniva in mente soltanto Lola. Proprio mentre ripensava alla cugina e ai gesti sproporzionati della sua giovinezza, Jaime l’aveva interrotta:
“Per evitare a te di perdere il senso delle proporzioni, visto che vivi così isolata qui in paese, pensavo di invitarti a trascorrere la notte con me”.
Al plagio, al plagio
Tato beccato a imitare la stella..
F (cmq tu copi il mio stile, eh!)
D sì
D cioè
D io
D quando leggo qualcosa che mi piace
D lo provo
F eheheh
D e mi piaccio :P
D sono un ladro :P
(ve l’avevo detto io, ve l’avevo detto io!)
Letto: Memoria delle mie puttane tristi
Gabriel Garcìa Màrquez
Memoria delle mie puttane tristi
Mondadori
ISBN 8804557893
Genere: Sostiene Pereira
Perché sì perché la quarta di copertina portava uno spezzone di un pensiero deliziosamente maschile che mi ha incuriosita (il piacere inverosimile di contemplare il corpo di una donna addormentata senza le urgenze del desiderio o gli intralci del pudore)
Perché no: perché verso la fine ci si trova un po’ arrotolati nell’irrealtà della gelosia, ma del resto di gelosia si tratta
Stato: da trovargli un angolo in libreria
La casa rinasceva dalle sue ceneri e io navigavo nell’amore di Delgadina con un’intensità e una gioia che non avevo mai conosciuto nella mia vita precedente. Grazie a lei affrontai per la prima volta il mio essere naturale mentre trascorrevano i miei novant’anni. Scoprii che l’ossessione che ogni cosa fosse al suo posto, ogni faccenda a suo tempo, ogni parola nel suo stile, non era il premio meritato di una mente in ordine, ma tutto il contrario, un intero sistema di simulazione inventato da me per nascondere il disordine della mia natura. Scoprii di non essere disciplinato per virtù, ma per reazione alla mia negligenza; di sembrare generoso per nascondere la mia meschinità, di passare per prudente solo perché sono malpensante, di essere arrendevole per non soccombere alle mie collere represse, di essere puntuale solo perché non si sappia quanto poco mi importa del tempo altrui. Scoprii, insomma, che l’amore non è uno stato dell’anima ma un segno dello zodiaco.
Divenni un altro. Cercai di rileggere i classici che mi avevano guidato nell’adolescenza, e non ci riuscii. Mi immersi nella letteratura romantica che avevo respinto quando mia madre aveva voluto impormela con mano pesante, e lì presi coscienza che la forza invincibile che ha spinto il mondo non sono gli amori felici bensì quelli contrastati. Quando i miei gusti musicali entrarono in crisi mi immersi nella letteratura romantica che avevo respinto quando mia madre aveva voluto impormela con mano pesante, e lì presi coscienza che la forza invincibile che ha spinto il mondo non sono gli amori felici bensì quelli contrastati. Quando i miei gusti musicali entrarono in crisi mi scoprii arretrato e vecchio, e aprii il mio cuore alle delizie del caso.
Mi domando come abbia potuto soccombere a questa vertigine perpetua che io stesso provocavo e temevo. Fluttuavo fra nuvole erratiche e parlavo con me stesso davanti allo specchio nella vana illusione di accertare chi ero. Erano tali i miei vaneggiamenti, che in una manifestazione studentesca con pietre e bottiglie, dovetti fare di necessità virtù per non mettermi alla testa con una scritta che consacrasse la mia verità: Sono pazzo d’amore.
Busta rossa
Guardo sempre con sospetto le raccomandate che giungono inaspettate..
stamattina ne ho recuperata una in posta targata “Roma” (una multa? non può essere, qualche rompiscatole per WMI? non sarebbe indirizzata a “Elfrida”, che sarà mai?)
..è una busta bianca e rossa del Ministero delle Entrate.. sento le sirene solo a guardarla. È troppo corposa per essere la semplice segnalazione che tutto va bene.
Infatti. Ke kaz. 18,13€ da pagare per qualcosa di sbagliato a proposito di IRPEF.
Ora.. non è decisamente una cifra da capogiro ma mi girano le scatole: la mia dichiarazione del 2003 l’ha fatta il commercialista dei miei. Se non la sa fare lui.. :-(
h. 10:45, di fronte al Colosseo
Seduta nell’angolo dell’osservatore esterno, col caos intorno a 240°.
macchine mezzi pubblici pullman ambulanti Green Line Tours Roma bici (bici!) taxi pedoni migliaia di turisti. Turisti sul ponticello che ascoltano la guida, turisti in fila indiana che marciano verso San Pietro in Vincoli, turisti in coda per entrare al Colosseo, (una nuvola), un elicottero, una signora in rosa che sembra sua figlia, una vecchia Vespa, turisti alle mie spalle che fotografano, una ragazza ferma in un angolo con una borsetta che sembra una torta (o forse è una torta che sembra una borsetta).
Metà dei turisti fotografa in controluce e fra due giorni si chiederà “come mai è venuta così scura?” e deciderà che è ora di cambiare macchina. Un miniautobus. Bianco. Un nonno al cellulare con nipote irrequieto, (io che faccio strani disegni per collocarmi), coloratissime famiglie con figli, turisti cinesi alle mie spalle che si fotografano usandomi come sfondo, (ai miei piedi lo zaino lo zainetto il sacchetto coi libri la giacca di renna. Per tacere del contenuto di ogni cosa).
Un pensiero estemporaneo sull’occhio fotografico di ieri sera e sulla voglia di saper disegnare di stamattina.
Una ragazza sui rollerblade portata a mano da un’amica. I totem più disparati. Una chitarra in lontananza. La ragazza con la borsettorta è ancora lì che aspetta. Fiduciosa. Ogni tanto scruta, ogni tanto passeggia. (il vento). Le campane si inseguono. (regolo e carico l’orologio). Una vecchia 500 bianca col tettuccio aperto e la testa del conducente che sporge.
(sono di nuovo sola. Sulla panchina dietro di me ci sono appoggiati dei jeans. Sembrano seduti. Come se il loro contenuto fosse evaporato e loro fossero rimasti adagiati lì)
Una capogruppo si ripara dal sole sotto un ombrellino giallo. Si ferma una sw grigia. La ragazza con la borsetta sale, mentre la torta viene messa nel bagagliaio. (una coccinella ha fatto un giro sul mio braccio, mi porterà fortuna?). Alle mie spalle un signore alla finestra ascolta musica in spagnolo.
(..e pensare che ieri sera passeggiavamo nel tramonto dove ora brulicano miliardi di turisti..)
Peculiare
Potrei fare un elenco di cose tipo:
Sonno. Treno. Sfighe. Niente casa (solo due affittuari che mi vogliono terribilmente come inquilina). Sole, vento.
..oppure esordire parlando dei miei piedi, anzi, lasciando parlare loro (che avrebbero un sacco di cose da dire).
Oppure tacere, perché questo post ce l’ho dentro, insieme a miliardi di cose che vorrei dire ma che non dirò :-P
È stato un weekend di salti col paracadute, sapendo che avrei avuto un morbido agente immobiliare (ormai privo della guancia sinistra, consumata di baci) su cui atterrare in caso di bisogno.
Lunghe ore passate in treno a sonnecchiare e leggere (“Addio piccole donne”, prossimamente bloggato qui) e ascoltare i discorsi un paio di scomparti più in là (sì, mi toccherà leggere l’ultimo coso di Tiziano Terzani, perché ormai sono curiosa.. “Se vai a stare in un posto e studi la sua storia, allora sai chi sei e cosa stai facendo, se no sei un coglione”.. sono già stata orgogliosamente cogliona quando ho votato, devo tornare a esserlo per la mia ignoranza?)
Quattro chiacchiere tra i letti a castello con una fanciulla francese e una americana (incredibile, sono in grado di parlare in inglese alle 11 di sera, facendomi anche capire..), l’impressione strana di dormire con la finestra aperta e quasi senza coperta, il risveglio a step successivi, la doccia, 8 cambi di maglietta (ma che clima avete qui?) e si ricomincia dove ho finito la sera: davanti a Termini.
Un caffè di risate, un diavolo sonnolento dalla voce remotissima, poter toccare Porta Portese edizione cartacea (oddio, esiste veramente), comprare la cartina coi mezzi (uno dei tre must dichiarati della giornata), trovare un ponte per dormire la notte (perché al micio riesce al primo colpo?), arrivarci (il tuo amico non può stare qui.. va bene che è un gatto ma, giuro, non è pulcioso) e ripartire. Nel sole.
Sbirciare gli annunci nelle agenzie immobiliari, pianificare la giornata, passare davanti al mio ufficio (non so il numero, ma corso vittorio emanuele ce lo siamo fatti tutto, quindi ci siamo passati, no?) e intanto aprire parentesi e inseguirle a ritroso cercando di chiuderle e ridere di tante cazzate.
Mi mancava ridere così, per niente. Ho fatto bene a venire.
Il Tevere, Castel Sant’Angelo, la pappa, Cola di Rienzo, la libreria.. infinite chiacchiere di libri, libri in lingua originale, la risata spontanea di fronte all’orsolibro (non si può non prenderlo), un libro ricevuto. Un “ping!”, una villa che sembra abbandonata, “citofoniamo all’associazione giapponese?” “no, dai, a quest’ora ci rispondono anche”, un giro di danza perché i minuetti si ballano anche sul marciapiede!
Chiacchiere nel sole sul trucco e sulle labbra, il primo monolocale, il micio del proprietario, la casa del proprietario.. la Treccani che ci mostra orgoglioso e quei fascicoli a parte che sfoglia per mostrarci un biglietto e la tentazione incredibile di allungare una mano e sentire quella carta sotto le dita e scoprire se l’inchiostro è in rilievo. Il bus e il tram e le chiacchiere di due zabette che fantasticano sul futuro e tranciano sentenze sui personaggi e sui luoghi appena visti.
Tutte le valutazioni del caso su Trastevere, l’odore di pulito, la casa ampia, il soppalco col letto (bello!) e la tristezza del buio.
Sono stanchina, devo fare una doccia. Via Cavour è un’enorme canna intasata da una manifestazione che manifesta la sua esistenza e nulla più. Un bacio e un appuntamento, e via, un quarto d’ora per ripartire verso Termini.
Mi sento bella. Una di quelle sensazioni senza ragion d’essere che prendono ogni tanto.
Un telefono che non telefona, un orso e un altro giro per Roma. Cani, rovine, il Colosseo, “dove porta questa strada?” “in alto”, il tramonto in lontananza attraverso un arco, fontane ovunque. Sassolini nelle scarpe e gradinate, cavalli scolpiti con poca grazia, un guacamole che non va bene, chiacchiere su amici, case, wiki, cose da ripetere, fontane in cui bagnarsi, la struttura della città.
Ebbene sì, lo confesso.. preferisco la Fabriano a Prada. Potrete mai perdonarmi?
Hostel two ducks
A parte che pensavo mi lasciassero fuori.. non è male :-)
Ho due compagne di stanza (più due che non ci sono): una americana e una francese con cui abbiamo scambiato qualche parola in inglese. Sono carine!
È pazzesco il clima che c’è qui.. siamo a letto con la finestra aperta e io ho il pigiama lungo.. e ho caldo!!!
Vediamo domani com’è.
E comunque la sfiga continua perché mi hanno cancellato la prenotazione per domani.. schifosi.
Vediamo cosa trovo da dormire.. male che va il Micio mi ha detto che mi ospita lui..
