Caro 2025,
io non lo so mica se ti ho amato o se ti ho odiato. Sei stato sicuramente complicato e mi hai deluso su un po’ di cose ma mi hai dato anche delle soddisfazioni. Vediamo: per l’ennesima volta ho ricominciato a volermi bene, sono andata a nuotare, ho imparato a chiedere aiuto (a volte!) quando ne ho bisogno (ma posso migliorare su questo), il lavoro c’è stato e questo forse è tutto quello che posso dire sul tema, anzi no. Non è andata come avrei voluto, ho dovuto chiudere dolorosamente e mi sono ritrovata a fare le solite cose noiose ma la colpa è anche mia e ci lavorerò su. Ho studiato meno di quanto vorrei, ho tirato un po’ i remi in barca sulle questioni vinicole, complici un paio di delusioni sulla formazione che volevo fare e sulle attività che avrei voluto far partire.
Ho buttato tutte le mie energie nel basket: sto ancora studiando, ne so ancora troppo poco e forse non ne saprò mai abbastanza, ma ci sono un paio di cose che penso di aver fatto bene e me le tengo strette. È diventato il mio spazio quando ho bisogno di staccare, di ritagliarmi un angolino mio, un angolino in cui non faccio niente, sto lì seduta e guardo, mi distraggo, i pensieri si fermano e i problemi rimangono fuori dalla porta. Ci sono giorni che ho dovuto lottare con le unghie e con i denti per tenermi questo spazio ed è tuttora fonte di grandi tensioni con TNT, ma forse un giorno capirà o ce ne faremo una ragione.
Non ho fatto nulla per la mia forma fisica e di questo porterò il cilicio, ma sono rimasta troppo scottata l’anno scorso dagli esiti disastrosi della dieta, dalla polmonite che ne è seguita, dalla debolezza, dalla fatica per uscirne e la reazione è stata stupida perché non è aumentando di peso che la situazione migliora, ma non ho saputo fare di meglio, però continuo a nuotare ed è qualcosa; non basta, ma è un piccolo tassello che ho messo lì e sul quale non intendo mollare. Nuotare mi aiuta a sentirmi bene, mi aiuta a tenere in forma tutta un serie di movimenti che un giorno ho rischiato di perdere e mi aiuta a programmare, progettare e rilassarmi. Guardare quel soffitto lì tre volte alla settimana mi aiuta a mettere ordine, qualche giorno è addirittura consolatorio e questi giorni che mi sono dovuta fermare per il male al braccio mi pesano moltissimo, sono stati molto faticosi senza un po’ d’acqua per renderli fluidi.
I miei progetti sul futuro quest’anno si sono schiantati dolorosamente, in silenzio, c’è stato solo un grande crack dentro di me penso, e non ne ho fatti altri di piani. C’è un nodo che non si può sciogliere e nonostante io continui a studiarlo, perché non posso fare a meno di programmare e progettare e fare strategie, cazzo, lì non è un punto su cui posso andare avanti da sola o meglio potrei, ma questo vorrebbe dire cancellare tutto e io ho deciso che questo non s’ha da fare.
Ci sono state persone, sorrisi, piccoli gesti che sono stati di grande aiuto in dei momenti e spero che continueranno a esserci.
Ho puntato i piedi sulle amicizie fondamentali: non so perché diventando genitore lavorando, essendo moglie, è complicato continuare a frequentare gli amici, quelli che sono i tuoi amici, non gli amici della coppia, e me li tengo stretti: la lurkatrice folle, Rouge, la pupa, sono così tanti anni che ci sono che non posso lasciarli andare; ciascuno di loro conosce un pezzetto di me e mi aiuta a metterci la colla quando quel pezzetto si stacca.
Nelle cose belle di quest’anno (ma anche di sempre) c’è CeeCee che sta crescendo, sta venendo fuori da se stessa in maniera complicata, una buffa preadolescente alle prese col suo bozzolo che usa un po’ come guscio e un po’ come armatura. Quando si sveglia in modalità Grinch, non ce n’è per nessuno, ma ogni tanto c’è ancora la mia cucciola lì dentro tra un brufolo e una rispostaccia.
Ci sono stati pochi animali del bosco quest’anno: mi mancano le istrici e devo dire anche uno spirito guida che sia animale o persona. Dopo Gentiloni, Cracco e il barbagianni, mi ci vorrebbe un altro spirito guida; mi lascerò stupire da quello che arriverà che sia dai miei sogni o dal bosco.
Mi sento un po’ sospesa ultimamente, quando vengo qui in Maremma, sospesa tra due mondi, il mondo dove sono e quello dove ho pensato che vorrei essere; forse non ne sono più sicurissima, però qui c’è un pezzo di dovere mio, di doverci essere, di dover fare e di dovere e volere portare avanti.
Oggi capisco Habu Joji quando parla dell’aria sottile. Qui l’aria non è sottile, non siamo in alto, ma è diversa non è rarefatta ma è più è un’aria canterina. Non è un tema di profumi o di assenza di puzze, non è neanche l’assenza di rumori, è proprio un rumore diverso di sottofondo: uccellini, trattori, le macchine lontanissime, una macchina lontanissima dall’altra parte della Valle che puoi sentire come se ti passasse sotto la finestra, che comunque è diversa dal rumore di centinaia di macchine che ti passano da qualche parte.
E poi ci sono i colori, c’è il verde dei prati! L’unica altra volta che lo ricordo così verde è quando andavo in Umbria, quando mi sentivo a casa nella vecchia casa di famiglia, e quel verde tutte le volte mi fa venire la voglia di essere una mucca per assaggiarlo un po’, nella sua maniera più profonda, come si fa altrimenti interiorizzare questo verde?
Ho riletto il blog l’altra notte, in un battibaleno ho ripercorso gli ultimi 11 anni. Ho scritto così poco.. ho scritto fino alla fine del primo anno di vita di Celeste o poco più, fino al 2015, poi ci sono stati nove anni di silenzio e io ogni tanto mi chiedo dove sono finiti questi nove anni. Ho sempre scritto per me, per il bisogno di raccontarmi e di chiarire, ma anche solo di ridere tra me e me di cose che capisco solo io, di quegli attimi che non valgono neanche la pena di essere raccontati, ma che ci sono ed è bello che rimangano anche a distanza di 10 anni o più rileggendoli me li ricordo e so perché li ho salvati, ecco negli ultimi nove anni forse ero troppo presa a vivere che pensare che avrei avuto bisogno di rileggerli dei momenti. Nell’ultimo anno qualcosa ho scritto, all’inizio ho recuperato cose che stavo buttando durante la pulizia della casella di posta e qualcuna meritava di essere salvata, ma era così intima che poteva diventare solamente un post e poi pian piano per ricordare qualche momento significativo: il ritorno della primavera che non è mai una cosa così scontata, ricominciare a fare qualcosa dopo che tanto tempo che hai smesso di farla, ecco queste cose qui, e poi, perché no, un sacco di cazzate, ma perché quelle sono divertenti e buffe e riempiono ampiamente gli spazi della vita tra una cosa seria e l’altra.
E poi 2025 sei stato il 19º anno nei miei trent’anni, incastrata in questi anni che continuo a compiere ma che non mi sento. Arriveranno tutti insieme a chiedermi il conto? Chi lo sa. Intanto continuo a chiamare le rughe per nome e nell’ultimo anno un po’ di cambiamenti li ho osservati, sarà la mia nuova amica menopausa che pare aggirarsi nell’ombra da queste parti (ah, sono stufa di sudare ed è ora di prendere la situazione in mano, di andare a parlarne con qualcuno che ne capisca più di me).
Sei stato anche l’anno della morte dell’intimità, con la colonna sonora più breve della storia, così ovvia che ormai persino CeeCee l’ha capito: ho fatto partire Iris e Canzone contro la paura in ogni momento di difficoltà o in cui non avevo voglia di pensare, possibilmente sola in macchina e con il volume alto, perché ho bisogno di sentirle suonare dentro.
(..And I don’t want the world to see me ‘cause I don’t think that they’d understand..)
