Avevo sentito parlare un sacco di lui, ma non ci eravamo mai visti.
Quando sono arrivata lui mi ha vista e mi ha sorriso e io mi sono persa in quegli occhioni blu..
(Alessandro, 6 mesi..)

Pensate a cose straordinarie, saranno loro a portarvi in alto
Disegnate una retta inclinata a 30°, immaginate di rotolare sulla retta da sinistra verso destra e osservate il vostro moto sull’asse verticale.. :-))
Avevo sentito parlare un sacco di lui, ma non ci eravamo mai visti.
Quando sono arrivata lui mi ha vista e mi ha sorriso e io mi sono persa in quegli occhioni blu..
(Alessandro, 6 mesi..)
S ..perché John Elkann non è mica vicepresidente della FIAT perché è bravo!
Ora, è vero che è inutile reinventarsi l’acqua calda, ma insomma..
Cmq dalla capitolazione dei miei principi a ora, siamo già a tre risultati concreti:
* uno a Roma, certo
* uno a Milano, probabile
* uno a Milano, possibile
(da qualche parte Jannacci intona “Ma se me lo dicevi prima..”)
Sono pervasa dal perverso mostro dagli occhi verdi..
Odio essere gelosa!
/me spera che la fanciulla abbia minimo 3 nasi e 4 orecchie di cui una al centro della fronte..
Ritirato il contratto. Fattura in emissione.
Stasera firmo e domani consegno il tutto.
(..)
Peregrinare in Amministrazione a volte serve a qualcosa.
Laconica mail delle 16:49
“È pronto il tuo contratto. Ciao”
(ahhhhhhhhhhhh! Innescato il primo passo.. urge ripassare Irene Grandi “Prima di partire per un lungo viaggio..”)
Pezzi di cena
* mi sono presa della coglionacogliona..
* quando Guappo parla si va in bagno, no?
* da 1 a 10 sono acida 12, anzi 13
* torno a casa con qualche CD compreso Lu*ca, uno dei pezzi della colonna sonora della mia tesi
* Ste non ama le stelline in bagno :-D
Pensieri sparsi
* sulla soglia dei trent’anni ho deciso che non posso continuare a fingere che la politica non esista (e trovarmi a votare con le idee chiare sulla parte, ma confuse su esattamente *chi*)
* trovarsi a cena e iniziare parlando di politica è un’esperienza nuova..
(la wita è wuota senza wiki.. )
h. 8:25
Milano, piazza San Babila
La giornata è meravigliosa, il cielo terso, l’aria fresca, il sole inizia a spuntare dietro i palazzi. Il centro è ancora tutto chiuso e meravigliosamente vuoto.
Adoro essere qui in questo momento.
Cammino aspettando il mio socio (come al solito sono in netto anticipo) e guardo oziosamente le vetrine dei negozi.
Non sono una maniaca dello shopping, anzi, spesso lo odio. Ma è più di un anno che non mi compro nulla, è primavera, ci sono un sacco di cose carine.. il mio armadio andrebbe svuotato dai vestiti ormai indegni di essere messi perché consunti, scoloriti, ecc. e (soddisfazione!) da quelli troppo grandi. Ho voglia di comprarmi qualcosa di nuovo solo per farmi un regalo.
Ma non posso.
Sono 6 mesi che lavoro in un posto e non mi hanno ancora pagata. Mi è scaduto il contratto da 5 settimane e non ho ancora firmato il rinnovo (colpa loro, non mia) e se non firmo non fatturo e se non fatturo non mi pagano. Tenuto conto che pagano a 45gg, per almeno due mesi non mi pagheranno.
La cosa mi fa incazzare da morire. Non lavoro per la gloria anche perché (come mi hanno *cortesemente* fatto notare) la gloria la trovo altrove (eggià, poi devo anche *dimostrare* che la gloria altrove non mi distrae lavorando più degli altri..).
Polemica a parte, ieri sera sfogliavo ansiosamente gli annunci di lavoro del Corriere (osceni, ma tant’è) e incomincerò a mandare qualche tonnellata di cv.
(le relazioni non funzionano mai se non c’è equilibrio tra quello che si dà e quello che si riceve..)
Mi sono resa conto che l’unico momento della giornata ”a mente libera” in cui i pensieri possono vagare e associarsi liberamente, è il breve tragitto (5 minuti circa) dal garage in cui lascio la macchina alla stazione.
Prima sono troppo presa ad avviare la giornata, poi in treno dormo, poi c’è l’ufficio.. sulla via del ritorno sono troppo pensierosamente concentrata o troppo attiva per lasciarmi andare, la sera la passo a parlare, cazzeggiare, fare..
Oggi ho fatto un percorso tortuoso, partendo da cose dette nella notte, passando per un ex-segreto che G ha condiviso con me (grazie!) e sono in qualche modo arrivata al “far capire”. E lì mi sono messa a ridacchiare tra me e me, ricordando scene del passato.
Pensavo a una discussione avvenuta anni fa tra me e il topo, di cui non ricordo assolutamente la materia del contendere, ma solo un paio di battute. Io che gli rinfacciavo “ma io te l’ho fatto capire!” e lui, assolutamente fuori dai gangheri, che urlava “Ma come me l’hai fatto capire? Io non ho capito! Ma perché non l’hai detto e basta?” al che io ero scoppiata sonoramente a ridere uccidendo la discussione :-P
(c’ho messo un po’ ma poi l’ho capito: gli uomini non conoscono la sottile arte del far capire, non si immaginano nemmeno di dover/poter cogliere.. tranne rare eccezioni)
Ho un amante insaziabile e fantastico, che ha iniziato a protestare per il tempo che (non) gli dedico.
Non gli bastano più 4 ore tutte le notti.. adesso non mi lascia in pace nemmeno sul treno, sui mezzi pubblici, nelle sale d’aspetto.
(tutti i torti non li ha, il mio amato)
Ci sono cose della mia infanzia che mi porto dentro e rimarranno sempre con me. Il mondo di Richard Scarry è una di queste.
Milano, Policlinico, h. 14 (pioggia battente)
Alle 14:30 ho un’intervista via telefono per la radio (Radio Radio, il Salvalingua, in onda tra una settimanella), mi trovo nel mezzo della cittadella Ospedaluniversitaria in pieno centro di Milano e ho bisogno di un posto non troppo rumoroso e preferibilmente all’asciutto.
Tento con un’aula, ma ci sono gli studenti e anche l’anticamera è troppo rumorosa. Non ci sono molte pensiline sotto cui fermarmi nei pressi dei vari padiglioni, ma trovo un angolo dove mettermi.
Ho cannato l’orario e sono in anticipo di un quarto d’ora, quindi tento qualche altra sortita sotto la pioggia ma con scarsi risultati, per cui mi rassegno a tornare nel mio angolo e aspettare.
Mentre aspetto non ho altro da fare che osservare. E sentire.
Dopo qualche minuto ridacchio tra me e me rendendomi conto che sto studiando incuriosita tutti i rumori e che nella mia ansiosa ricerca di un luogo silenzioso risultano notevolmente amplificati.
Rido perché mi guardo intorno con l’occhio di Richard Scarry, abolendo ogni prospettiva e disegnando sulla mia retina una scena bidimensionale dove quello che conta sono i fumetti per ogni rumore e l’occhio curioso della Zigo-Zaga.
Nella mia testa si è chiamato “I rumori della città”, ma una breve googlata mi ha fatto trovare “Il libro dei rumori”. Le sapeva proprio tutte lo zio Richard!
(il tagliando è andato bene, la senologa mi ha addirittura dato il bollino d’oro :-P)