Ha un cuore da fornaio e forse mi tradisce

Ogni tanto io e M andiamo a berci una birra.
“ogni tanto” cade sempre di mercoledì: io vado a prenderlo sotto l’ufficio, passiamo dal locale che consigliano i suoi colleghi e che è sempre inesorabilmente chiuso, e finiamo a bere birra al Lowen, a quella panca lì.
18:30, di solito. Arriviamo al Lowen e aspettiamo che apra.

(..ok, non è tutto così perfettamente abitudinario: oggi sono arrivata alle 19:15, non siamo passati dal locale sempre chiuso, non ho trovato parcheggio al solito posto perché era tutto pieno, il Lowen era già aperto e la solita panca era bagnata perché ha piovuto. Ma andava bene lo stesso!)

Forze dell’ordine

Ultimamente io e il sig. N abbiamo avuto dei simpatici incontri con le forze dell’ordine, uno ciascuno e in tempi piuttosto ravvicinati.

All’inizio del mese io sono passata da Roma di ritorno dalla Puglia per prendere un treno e tornare a casa; in attesa che si facesse l’ora giusta passeggiavo per via Veneto con mia madre mentre mio padre era ad un appuntamento. La macchina era parcheggiata sul marciapiede (in via Veneto non si parcheggia, nelle vie laterali nemmeno..).
Mio padre finisce il suo app e in contemporanea avvistiamo due vigili. Mia madre mi pianta le chiavi della macchina in mano e mi manda a recuperarla.
Arrivo, faccio per sparcheggiare e sento un “toc, toc!” sul vetro. Il vigile mi ha beccata in pieno e mi scoccia particolarmente, visto che non ho nemmeno parcheggiato io.. ma ormai è fatta.
Tiro giù il finestrino e il vigile inizia “Signora, questo è un marciapiede, lo sa?” “Sì, lo so, ma dovevo accostare un attimo e non sapevo proprio dove fermarmi..” “Ma non sul marciapiede!” “Lo so, lo so” “Va beh, senta. La prossima volta, se proprio deve, almeno la metta in doppia fila!”. E a quel punto ho avuto qualche problema.. a restare seria!!!
A Milano potrebbe non succedermi niente se parcheggio su un marciapiede, ma è sicuro che se la lascio in doppia fila me la portano via in meno di cinque minuti.
Alla fine con l’aria molto contrita me ne sono andata, con il vigile che molto gentilmente mi faceva manovra :-p

Domenica invece andando dai suoceri, c’era il sig. N al volante della Jollyroger. In autostrada chiacchieravamo e lui stava andando piuttosto piano (almeno secondo i miei standard).
Ad un certo punto mi dice “c’è la polizia che ci segue” “ma figurati, staranno andando piano anche loro”. Arriviamo alla nostra uscita e la polizia esce anche lei. Il sig. N è sempre più preoccupato..
Paghiamo il biglietto, la polizia passa il telepass, si sposta sulla nostra corsia davanti a noi e tira fuori la paletta. Va beh, vediamo cosa c’è.
Il sig. N accosta, scende, inizia a dire “Buongiorno..” e poi saluta amichevolmente uno dei due.
Era un vecchio amico che sorpassandoci l’aveva riconosciuto!

(..ora basta per il prossimo anno, eh!)

Effetti collaterali

La novità tennologica è che da un paio di volte il direttivo ha smesso di riunirsi in IRC ed è passato a Skype, dalla chat alla chiacchiera a voce il passo è lungo e ci sono un sacco di pro: si fa prima, ci si capisce meglio, si riesce a discutere senza perdersi i pezzi, ecc. Poi ogni tanto c’è qualche problema tecnico (telefonate che cadono, gente che sparisce,..) ma mediamente basta far chiamare il gruppo da quello che ha la connessione più stabile e il risultato è più che accettabile.
Siamo tutti, credo, microfonati, ma questo non toglie un po’ di distrazioni che vengono da fuori (il sig. N che mi parla..) a meno di non ricordarsi di silenziare il microfono (se piomba lì la mamma a metà di una riunione, ad esempio..). E dopo mezzanotte (trascorse già un paio d’ore dall’inizio) la concentrazione inizia a calare.

(rumore d’acqua)
F chi è che ci ha portati in bagno?
R sto lavando le ciliegie..
(..e dalle parti di Modena attaccano a ridere!)

Non succederà più

L’altro giorno casualmente mio padre ha tirato fuori un ricordo che avevo soppresso (per me era irrilevante, invece lui si era spaventato quindi se lo ricorda bene) e mi ha fatto ridere molto.

Quindici anni fa (o giù di lì) avevamo un bellissimo modem, con cui io e Ugo stavamo attaccate a internet ore e ore (con somma gioia della Telecom e della sua TUT e, si fa per dire, buona pace dei miei quando arrivava la bolletta).
Il computer stava in camera mia, la presa del telefono nei pressi della cucina e ci volevano 10 metri di cavo telefonico con tanto di giuntura in mezzo per collegarmi. Prendere il cavo, snodarlo, attaccarlo da una parte, stenderlo, arrivare al modem, attaccarlo e finalmente far partire la sospirata connessione.. praticamente un’impresa titanica! Per cui spesso lasciavo il cavo attaccato e steso per casa (con gente che ci inciampava, il modem che cadeva a terra, ma va beh.. la US Robotics li faceva solidi!).
Se il cavo era attaccato alla presa telefonica, anche se il modem era sconnesso, gli altri telefoni di casa non suonavano.

Una volta che i miei erano via – e i cellulari non erano ancora in dotazione ai figli – devono aver provato a chiamarci diverse volte, non ottenendo mai risposta. Fino al punto di preoccuparsi e telefonare ad un vicino di casa che era venuto a citofonarci un po’ in apprensione e un po’ imbarazzato per sincerarsi che fossimo ancora vive.

(..a seguito di questo simpativo episodio, mio padre installò a casa un centralino, per bypassare le sue figlie e il loro modem!)

Il pisciatore maledetto ha colpito ancora!

Fine maggio. Dopo la fioritura dei papaveri.

Sui bordi delle strade, accanto ai ricci spiaccicati, pullula di uomini adulti incontinenti e menefreghisti.

Uno di questi sfidava apertamente le leggi della fisica, essendo in giro con due stampelle..

(..il titolo arriva da un aneddoto – probabilmente inventato di sana pianta – che mio padre raccontava a me e a mia sorella, quando eravamo molto nanerottole e molto incontinenti notturne. L’identità di questo antisupereroe rimaneva sconosciuta e a testimoniare la sua esistenza c’era solo una scritta sulla lavagna: quella, appunto, nel titolo)

Si leva l’ancora dai pantaloni

La mia inesistente forma fisica ha almeno un pregio: dopo due ore in giro a cavallo posso confutare la simpatica teoria del sig. N secondo cui l’equitazione non è uno sport (non conta che sia pure olimpico, no) perché è solo il cavallo che fa fatica.

Se lui avesse ragione, non riesco a spiegarmi come mai a me fanno male:

  • pezzi non meglio definiti della cuffia dei rotatori
  • addominali superiori
  • gli adduttori
  • polpaccio
  • glutei

(..il che vuol dire che riesco a sedermi come una signorina e non come un cowboy stanco, ma che cammino un po’ più a papera del solito!)

L’esperienza non paga

Mio cuggino, mio cuggino, anni fa ha avuto una simpatica esperienza durante un colloquio, che si rammenta ancora adesso.

Dopo aver lavorato per circa tre anni in una delle principali telco italiane, ha mollato baracca e burattini ed è andato a fare un corso di specializzazione. Per chiudere il corso gli è toccato uno stage in un Posto e al termine dello stage è rimasto a lavorare per un po’ ancora in Posto.

Quando ha fatto il colloquio per Posto, l’intervistatore ad un certo punto gli ha parlato di quattrini, concludendo la frase con “questo è quello che offriamo ai neolaureati”.
Mio cuggino, sbirciando il suo curriculum che l’intervistatore aveva tra le mani, gli ha fatto notare che lui non era esattamente un neolaureato, avendo già lavorato per qualche anno altrove.. sebbene – sulla carta – i due lavori fossero diversi, qualche esperienza in più rispetto ad un neolaureato ce l’aveva.

L’intervistatore ha ribattuto così: “Eh certo che se uno ha lavorato per anni in pizzeria, mica conta!”.

(..mio cuggino sono io, la telco/pizzeria è Vodafone e i miei colloqui pare abbiano sempre un tema sull’esperienza..)

Ah, la vita! Ah, l’Italia!

Parlare tutti i giorni o quasi con degli stranieri e spiegare come funzionano certe cose in Italia, beh, è complesso.
Ieri una fanciulla mi ha risposto “There’s always something happening in Italy!” e non parlavamo di politica, no, no, parlavamo solo di quell’immenso nonsense che è la normativa dei Beni Culturali.

(.. ah, la vita! Ah, l’Italia! ..)

Cinquanta a chi?

C’era una volta una tizia che conosco, che in un periodo di notti insonni passava un sacco di tempo in IRC a chiacchierare con i malvagi wikipediosi.
Dopo un po’ di tempo che chiacchierava (anche) con uno di questi, un certo BA, pensò bene di chiedergli privatamente quanti anni avesse. La conversazione dev’essere andata più o meno così:

F quanti anni hai?
BA uhm, umpf, ecco, 34
F ah.
BA perché?
F no, sai te ne davo una cinquantina..
BA [censura]

È che BA era talmente serio e per certi versi “posato” che la percezione al di là del monitor lo faceva sembrare molto più anziano del dovuto.

Veniamo ai giorni nostri. Sabato pomeriggio. Conferenza: “I robot sanno la matematica?”.
Una cara amica mi presenta il relatore, che è un ex socio di Wikimedia Italia.

M ma sei giovanissima!
/me pensa che come al solito le stanno dando qualche anno di meno
F non proprio, ho 34 anni
M sì, beh, da quel che leggevo nelle mail ti immaginavo come una cinquantenne legnosa!
F ..

Ok, lo ammetto, sto ancora ridendo! Ovviamente sabato sera ho telefonato a BA per mostrargli come esista, neanche troppo in fondo, una giustizia divina a questo mondo ;-)

(..eccomunque ci rimugino su per altri due motivi: 1. sono secoli che non mi immagino più com’è fatta una persona. Di solito apro Google o LinkedIn e indago! un po’ mi manca però l’immaginazione.. 2. non è proprio il massimo di immagine da dare.. ci sarà da lavorarci su!)