non si fa più l’amore come quando si hanno 25 anni

Quando uno è a casa ammalato è facile che si incanti in pensieri oziosi, gironzolando per la rete.
Così mi è caduto l’occhio sul post di Auro, sulla frase che mi sento poco di condividere ma che mi ha trascinata in tanti pensieri.
Dov’ero a 25 anni? Con chi ero? Cosa facevo? Com’era fare l’amore?
Una doccia calda, poi, aiuta a pensare :-)
Nel 2001, oggi, ero all’università, immersa nella crisi di rientro dalla Finlandia.. in una casa che non sentivo mia, in una vita che mi sembrava prestata, in una relazione di cui non ero più sicura (e che è sopravvissuta per altri due anni, anche se qualcuno sostiene siano stati due anni di troppo), e a letto.. boh.

L’altra sera siamo usciti a cena, ma non eravamo soli.. e io avevo bisogno di parlare.
Così quando io sono tornata a casa e lui in albergo l’ho chiamato, ed è stata un’ora di chiacchiere che mi ricorderò per un po’.
Raccontargli la mia confusione, lo smarrimento, il non capire certe cose, non saperle nemmeno descrivere. E sentire che non tentennava nemmeno un po’ mentre mi spiegava cosa pensavo, come sono fatta. Sentirlo sorridere che in “certe cose non cambi mai, hai un attacco di Friedite”.
Sentirmi rinfacciare la mia inconcludenza e trovarsi ad annuire, sentirmi dire le cose che non voglio ammettere e quell’insana promessa che mi ha quasi estirpato “questa volta portala a termine!”.
Sentirgli dire cose sulla sua metà che penso da più di un anno, ma che non ho mai potuto dirgli.. e raccogliere le sensazioni di 5 mesi di meditazioni e non potergli dire che se sono 5 mesi che ci pensa allora forse non è cosa. Sentire il rammarico e una punta di tristezza nella sua voce.
Già, ma sono io quella che ha sempre preso la palla al balzo, correndo dietro alla prima impressione, mentre lui meditava e aspettava decisioni che prima o poi arrivavano da sole.
C’era tutto in quella telefonata.. i 12 anni che ci conosciamo.. gli 8 anni in cui siamo stati insieme, con i vari pezzi che giocando ancora ci rinfacciamo.. gli anni incasinati che ne sono seguiti.. le scelte di vita. Le scelte.

Felice 2007, Mickey.

(..la felicità non si racconta..)

In viaggio

Dev’essere difficile parlare con me quando non mi voglio assumere la responsabilità dell’assoluzione.
Così difficile che io guidavo e lui leggeva il giornale. Con blande parole qua e là, sui temi più disparati e innocui. Lei citata milioni di volte. A un certo punto volevo urlare “Non è solo mia madre, è anche tua moglie!”. Ma mi sono resa conto che era un pensiero troppo femminile per poter essere colto. Almeno da lui.
Io guido, con un occhio che sbircia a destra per controllare gli autovelox, un occhio che si gode il panorama e i pensieri che si aggrovigliano. La famiglia, il capodanno, il signor N, le chiacchiere dell’altra notte, la trasferta che stiamo facendo, la luce meravigliosa di oggi.
Attraversiamo posti deserti, il sole è caldo, in lontananza ogni tanto compare il mare. La A3 è semideserta, semi in costruzione, semi autostrada. Semi.
Ogni tanto arrivano aneddoti della mia infanzia, miei, da S.
È un viaggio verso di loro, è un viaggio dentro di me.
Ci sono posti e viaggi e luci e colori e mentre ci passo incrocio viaggi passati, memorie che non ho più, e immagino viaggi futuri, e parlo con compagni che non ho ancora e che non ho più.
Penso alla macchina fotografica che ho lasciato a casa e non importa perché tanto sto viaggiando e non mi posso fermare a fotografare, ma le foto che sto scattando le registro dentro e chissà se un giorno riuscirò a stamparle, disegnarle, scriverle.

E penso alle cose che mi dici. E a Parigi. E a te.
Lo immaginavi?
È un viaggio in due, verso due, tu non puoi restarne fuori.

(..È follia. 42 ore e mi manchi..)

Nella cattedrale del silenzio

Poi arrivi a quei discorsi che non sai nemmeno bene come ci sei arrivato e leggi espressioni, senti cose e dentro ti tasti un po’ “come mi fa sapere questo?”, poi ti rassicuri e sorridi.
Gli amici che mi dicono tutti la stessa cosa, le amiche che fanno sogni e mi ricordano che i sogni son desideri (ma miei?).
Stasera esco con S perché è tanto che non parliamo.
Ho regalato a M&M una federa ciascuno perché hanno bisogno di parlare e se lui non è cambiato troppo nei secoli allora il letto è il posto dove gli viene meglio parlare.
Ieri parlavo con C “È bellissimo avere 16 anni per la seconda volta. Ti godi le cose sceme e in più non hai tutte le seghe mentali dell’adolescenza”. C mi abbracciava e concordava, suo padre sghignazzava sonoramente (in fondo non è poi passato molto dai 16 anni della sua ultima figlia..).

(..è la fine dell’anno.. tutti abbiamo da parlare, da dire, da discutere, da chiudere..)

BN

Invecchio.
E improvvisamente mi accorgo che, cazzo!, non sopporto quelli che vedono il mondo in bianco & nero.
Per me ci sono milioni di colori.

(..o se proprio insistono c’è una vasta scala di grigi..)

L’è un grand Milàn

Qui si tenta di riportarmi a Milano a tutti i costi, ogni volta che salgo c’è nell’aria una nuova proposta.
Io sto bene a Roma, ma dato il mio pendolare per l’Italia dell’ultimo anno non intendo azzardare idee né previsioni, come al solito seguirò la scia dell’ispirazione se e quando sarà il caso.
So solo che stasera andiamo per un ape in via Sabotino (zona Porta Romana) e son due giorni che mi scervello su qual è via Sabotino.. perché continuo a ripetermi che sta in Prati, vicino a piazza Mazzini.. ma sono arcisicura che D non ci porta mica a prendere l’ape da Antonini!!

(..ok, ok, lo so.. in via Sabotino passa il 29. O mi sbaglio? :-S)

Singletudine

La singletudine insegna un caso particolare del pensiero a 2n, quello per n= 0.

(..pensiero sulle scale tornando a casa stasera: ricordarsi di portare l’indicatore sull’1..)