Il signor Edison (in questo caso una signora Edison) mi ha risposto molto cortesemente che sì le centrali si possono visitare, basta prendere appuntamento.
Però le aprono solo per gruppi o scolaresche.
Se qualcuno è interessato a vedere quelle sull’Adda (architettonicamente molto belle e inserite in scorci naturali imperdibili..) si faccia vivo!
Pass uro
..che poi ieri mattina annusavo l’aria mentre andavo a recuperare il mio solito passaggio per Milano, e sarà stata tutta quella pioggia e finalmente il sole che un po’ mi ha ricordato il profumo delle mattine ad Allerona.
Certo ci mancava il silenzio. Certo ci mancava la meraviglia di vedere la nebbia agitarsi nel fondovalle mentre mi crogiolo al sole nell’aria pungente. Forse in comune c’erano solo gli uccellini e l’aria.. o forse c’era solo la mia testa.
E poi mi è venuto in mente che io e lei abbiamo fatto le elementari insieme, le medie insieme e i primi due anni del liceo nella stessa scuola (io scientifico e lei classico) e poi lei ha cambiato scuola.
Da qualche parte ho ancora i quaderni scemi delle cose che ci siamo scritte per anni.. e non ho bisogno di pensarci molto per ricordarmi di quella volta che mi ha fatto attraversare Milano tutta di corsa perché da qualche parte c’era Klinsmann. E quando siamo arrivate lì lei era così emozionata nel trovarselo di fronte che non spiccicava parola.
(..quando il futuro mi crea dei problemi, sprazzi di passato mi passano davanti agli occhi, pescati da qualche funzione random che manco so di avere..)
Quattro strati
Dopo la tachipirotta post cena, stamattina alle 3 la febbre ha ricominciato a salire e ho iniziato ad avere freddissimo e a tremare.
Io mi sono avvicinata al signor N, che prima mi ha abbracciata stretta stretta, poi ha tappato qualunque buco potesse esserci tra noi e le coperte e poi si è alzato a recuperare tre coperte da mettermi sopra e il termometro.
A quel punto ho iniziato a sentire un vago tepore e ho potuto riaddormentarmi.
Stamattina al risveglio ero bollente..
(..essere malati ha due pregi: riposarsi e farsi coccolare!)
A lume di candela
Il signor N ha detto “Niet! Io san Valentino non lo festeggio”, però mi ha promesso una cena a lume di candela.. domani, perché noi c’illumineremo di meno.
Sintomi della crescita
Quando ero molto piccola, “soap” voleva dire “sapone” e la nonna guardava “Mariana” (la prima che io ricordi distintamente), una di quelle cose che mia madre indicava con disprezzo ma che alle nonne, chissà perché, erano concesse.
Il bello delle cose come “Mariana” era che prima o poi (di solito relativamente in fretta), finivano.
Per ricordarmi che la mia prima adolescenza non è mai finita, invece, basta la sigla di “Aspettando Beautiful”, dove Giorgio Mastrota ormai è incartapecorito quasi come i prodotti che presenta, o la sigla di “Beautiful” (ok, le immagini sono cambiate, ma basta non guardare..) dove Stephanie, dopo un decennio a convincerci che lei è buonissima come la pubblicità dei baci perugina, è finalmente tornata la cattiva di sempre.
(..non c’è molto in tv all’ora di pranzo..)
Vita e web
Quando hai casa ti servono le chiavi e ogni volta che entri.. beh, entri.
Quando hai un dominio.. fai un po’ quel che ti pare. Così capita che siano anni che io offro al mondo una schermata blu di benvenuto (manco fossi sovvenzionata da Bill Gates).
Almeno fino a qualche minuto fa. Poi, ta-dan, c’è stato il varo della mia nuova home.
Presumo rimarrà lì fino a quando non la dichiarerò indecente.
Frieda, quella senza i riccioli
[per 10 anni frieda.it ha salutato così]
Ciao! Prima di sederti sul divano controlla che non ci sia già una gatta. Se intendi andare a spasso, fai attenzione alle palline per terra (gommose, colorate e un po’ smangiucchiate).
Quel coso strano che non è uscito da un supermercato e che ti ricorda qualcosa è un tiragraffi.. e se sul tappeto c’è ancora qualche coriandolo è colpa degli amici venuti a cena un paio di sera fa.
Se in lontananza vedi sopraggiungere un pirata sbuffante, non preoccuparti.. nonostante l’occhio in meno e la gamba di legno è buonissimo e ha un’incredibile passione per i trenini. E per i gatti. E per il design. E per il fai-da-te. E.. sì, ecco, è un pirata pasionario!
Il bagno è sulla sinistra, quando entri cerca di non sbattere contro la libreria.
Non ci sono grandi regole da queste parti.. possiamo provare un po’ come va e poi riparlarne, non credi?
Ricordati solo di non lasciare in giro fili (a meno di non voler verificare il potere di penetrazione di un dente felino), biancheria zozza e magari innaffia ogni tanto i cactus (sono nana io, non ci arrivo mica fin lassù!).
Grazie,
Frieda

Sbadataggine
Il signor amministratore di condominio ha ripreso a bloggare da mesi e io non me n’ero mica accorta.
(..siamo storditi ultimamente!)
Trieste (all day long)
Trieste di giorno è il blu del mare che costeggiamo, lo scatolo spigoloso che sembra in alta montagna dove ci rinchiudiamo.
È il riflesso abbacinante del sole sul mare che non posso guardare perché ho ancora il buio negli occhi, mentre in bocca rimane il gusto del caffè appena bevuto.
È il fascino del mare d’inverno, dell’archeologia industriale che vedo al di là della ferrovia e che sembra finire sulla spiaggia.
Trieste (by night)
Le strade di notte
mi sembrano più grandi
ed anche un poco più tristi:
È perché non c’è in giro nessuno.
– Giorgo Gaber, Le strade di notte–
Trieste di notte è una luce gialla che illumina le strade vuote, popolate da quattro foresti tagliati dal vento che teorizzano affrontando gli spigoli delle strade e gli spifferi di un cappotto senza mantellina.
Il mare canalizzato sbuca dietro l’angolo quando ormai non te lo aspetti più, portandoti al Pantheon in versione triestina, che alla fine non ha buchi e non è romano, ma solo una chiesa. Sul ponte, Joyce è inchiodato per sempre con l’aria vagamente corrucciata e forse è una statua e forse è un avatar (ma cos’è un avatar? posso essere un avatar anche senza capelli blu?).
Qualche buona indicazione e si entra in un vicolo con accesso vietato al vento, dove la notte improvvisamente si sveglia ed è ferma fuori davanti a un’enoteca, anzi no, si muove sulla sua soglia e nella calca fino al bancone perché poi, magia, ci sono diversi tavoli liberi.
