Nel mare del silenzio

..but my words, like silent raindrops fell.. and echoed the will of silence
S&G

(..che poi capitano quei silenzi che uno ci pensa un microsecondo e poi scopre di trovarcisi bene, quasi ci si accoccola dentro..)

Paletti & co

..in questa urgenza di vivere
e furia di sentire so di esistere ..
notti senza cuore
da non aver pietà
a parlare agli angeli qualcuno sentirà
notti senza nome
da far tremare il cielo
dove c’è una via d’uscita che trascina via da qui
..in un volo bellissimo..
..in un mare bellissimo..

(Rivoglio i miei CD.. voglio traslocaaaaaaaaaare!)

Ogni casa ha un cassetto..

..capita poi che ci siano anche dei (c)assetti variabili in giro per il web.

Sono mesi che vorrei dirle che quando scrive del paesone mi fa sempre venire in mente la saga di Don Camillo, che mi immagino la voce narrante dei film che legge i suoi post e ogni tanto ci trovo sprazzi di Guareschi (sono proprio figlia di mio padre!).

..e anche stavolta volevo provarci, ma insomma, lei non c’è e quindi tocca bloggare ;-)

Conversazione con Civvi iniziata sabato 10/06/2006 16.38.55
Frieda tataaaaaa
Civvi is away (Sto via un po’ ma poi torno…)

(tata, comunque vorrei farti notare che nel perché dei nomi c’è un typo e nei risultati della ricerca non applica il foglio di stile.. :-D )

A guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo

Sabato mattina pigro e indolente col primo occhio che si spalanca alle 10 passate e il neurone inizia a sbattere impazzito “Oddio è sabato e ora che faccio tutto il giorno?”
Niente panico.
1. la doccia
2. sfogliare la Lonely Planet e vedere se c’è qualcosa che mi attira

– zum-pà-pà-pà-zum –

Con uno straccio di programma in testa sono andata dal giornalaio, ho preso il bus, sono scesa a Termini e sono andata in cerca dell’APT centrale che era puntualmente chiusa.
Sali, scendi, attraversa col rosso, passa sulle strisce senza guardare altrimenti non passerai mai, sbircia i negozi, scansa l’impalcatura.. et voilat, signori, i tetti di Roma visti da Trinità dei Monti.
Sosta sul muretto a imprimermi le foto che non farò, telefonata a mammà se no si offende che non mi faccio mai sentire (“ma perché non sei tornata a casa questo weekend?” perché ci vivo a Roma mamma, non sono solo in trasferta) e riparto seguendo il verde, piombando dentro il Pincio e Villanonsochè.
Poi la calata verso piazza del Popolo, via del Corso, la pappa, il Pantheon, piazza Navona.. il mio solito giro per tornare verso casa, insomma.

(..e non aveva ancora 15 anni – zum-pà-pà-pà-zum – io le chiesi “amor?” lei mi rispose “sì”, tradito fui proprio da quella lì! – zum-pà-pà-pà-zum!)

Il muro del sistemista

Mi suonano le icone.
(Tratto da “Riflessioni di un musicista funky-techno-jazz”)

Il portatile dà i numeri.
(Mirabile risultato di un matematico folle)

(..per i 5 comandamenti di GINA, attendo l’autorizzazione..)

CTM2: grovigli di lui e lei

Lei ama lui che le ama entrambe.
Quando lei era a miglia di distanza lui cercava di smuovere monti per raggiungerla.
Ma ahimè una vacanza è stata galeotta: lei è andata in ferie due settimane e al ritorno ha trovato la buona novella.
Ma lui fa finta di niente e continua a volerla come prima.
RiusciRà la nostra eroina a resistere?

(..qui ci auguriamo l’avvento del principe azzurro per salvare la nostra eroina dal bifido..)

Lei amava lui che amava lei.
Ma la perfida famiglia di lui non voleva lei, perché lui per avere lei aveva mollato l’altra.
Poi lui è volato all’estero per un “fantastico” lavoro e lei si è marinata un po’ nell’improvvisa storia a distanza.
Lui voleva una lei che lo rendesse forte non che acuisse le sue debolezze (NdF: forse necessitava di una mamma?) e così l’ha mollata.

(questo blog annuncia felice che la seconda eroina si ritiene fortunata da essere stata mollata da un siffatto coso)

Donne dùdùdù amiche di sempre

R io ho una certa esperienza in stronzi, renditene conto anche tu: mica cambia
R se uno è stronzo così, è stronzo e basta. C’è un significato dietro, no?
F ..perché c’è sempre qualcosa dietro..
R eheheh, però è vero..
F essì, il signor Darcy (stronzo ma per finta) mica esiste..

Un po’ di risate e di chiacchiere tra fanciulle, che si sommano a quelle via sms con Tiff, dispersa nella mensa del Coni appresso a una squadra di rugby (allenatore compreso), alle mie proposte l’altra sera di farsi dare ripetizioni d’inglese dal barista americano.. fa strano!
Erano anni che non mi capitavano tanti discorsi scemi femminili e non mi capitava di averne bisogno.

(..soprattutto quando la telefonata si è conclusa in una specie di abbraccio della mia quasi famiglia adottiva.. si sentiva che stasera ne avevo bisogno, eh?)

Paulonia

In piazza della Chiesa Nuova (ossia accanto al mio ufficio) c’è una enorme paulonia.
Tutte le volte che passo di lì mi allungo ad accarezzarne il tronco.

L’ho fatto il primo giorno che sono arrivata per darmi una botta di realtà.. la sensazione della corteccia sulla mano, che rimane per un po’, la sagoma familiare (ho una paulonia in giardino, proprio davanti a casa), il fatto che sia praticamente l’unico albero della via, che sia enorme, che faccia tanta ombra.. non lo so.

È un albero amico e mi piace passare a salutarlo.

Piove sulle case vecchie e sulle nuove spose

Veramente stavo andando da Feltrinelli, per spaparanzarmi sul comodo divanetto, leggere un libro in santa pace ed evadere qui dal loculo, che mi fa tristezza quasi anche dormirci.
Poi hanno iniziato a cadere le prime gocce e arrivata a metà strada pioveva mica male.

Largo di Torre Argentina era vuoto, spariti gatti, turisti, romani.. manco i venditori di ombrelli erano in giro. L’improvvisa assenza di persone, la pioggia insistente che mi faceva ridacchiare pensando a uno al contrario mi hanno ricordato un pensiero ad alta voce: “Secondo me è da vedere sotto un temporale”.

Un angolo asciutto per consultare la cartina, un’occhiata al cielo e poi il passo svelto per arrivare prima che sia finita.
Sull’angolo mi travolge uno scroscio sghembo, la gamba destra è completamente fradicia, e allora? Non è quello che volevo?
Via del corso è un delirio, persino il vigile si è nascosto dentro una vetrina per evitare l’acqua.

Ombrelli che gocciolano, pozzanghere, K-way, cappucci improvvisati con sacchetti, goccioloni che cadono dai cornicioni, vetrine e portoni e antri vari intasati di gente, venditori di ombrelli che tentano insistemente di vendermene uno (e un pensiero costante di sottofondo “al prossimo rispondo: no, grazie. Ho smesso!”), le vie fintamente vuote, i sampietrini lucidi. Quale sarà la strada? Boh! Un po’ a naso, un po’ consultando rapidamente un’altra volta la cartina, un po’ perché ormai la zona è quella, ci sto arrivando.
Ho rinunciato da un po’ a provare a camminare rasente i muri, c’era troppa folla, troppi goccioloni, troppo.. compromesso. Ho deciso di bagnarmi e mi bagno, in mezzo alla via pedonale, scansando ancora e ancora i venditori di ombrelli (ma quanti sono? uno per ogni goccia di pioggia?)

Ed eccola. Lì.

Per una volta sembra che incuta timore.. non c’è nessuno nell’arco di almeno 5 metri. Tutti assiepati al riparo dai cornicioni.
Mi fermo al centro, di fronte. Ferma a sentire e guardare e gustare.

3 minuti di Fontana di Trevi, sotto un cielo gocciolante ma non ancora quanto vorrei, all’inizio di giugno.

Colgo un movimento con la coda dell’occhio, poi un altro. Pare che qualcuno abbia dato il via, decidendo che non piove più e i turisti riprendono ad assieparsi.

Mi appoggio a un muro e guardo incantata la fiumana che riprende a scorrere, poi mando un sms e riparto tra le pozzanghere e i sampietrini che riflettono un raggio di sole.