Puzzle

..è che poi arrivano nuove info che non è che stravolgano quello che penso ma fanno un po’ strano.. vanno aggiunte e modificano un pelo la prospettiva..
e mi fanno sorridere. Chissà perché.

(..in fondo è la seconda volta e dovrei esserci abituata a questi “raffinamenti successivi”..)

Paté di tonno

Il paté di tonno secondo me.

1 caprino
2 scatolette di tonno sott’olio (quelle piccole)
un po’ d’olio
spezie a piacere (origano o aneto o semi di papavero o)

Mettere in una ciotolina il caprino e il tonno scolato. Lavorare a lungo con la forchetta finché il composto non è ben amalgamato, aggiungere un po’ d’olio per renderlo cremoso e una spezia (o nessuna) a piacere.

Abbandono/bis

(respiro)
Un mazzo di rose, un vaso di margheritoni, una coppia di tazzine per ricordarmi che sono fantastica, una tartaruga finta per far compagnia al tartarugo e ricordarmi dei Tartarughi in carne e corazza (niente brodetto, sorry), delle meringhe, la panna cotta, numerose torte di cioccolato, vino, spumante, biccerin, sorrisi, chiacchiere, abbracci, baci, risate.

(I miei ospiti sono arrivati carichi di doni, altro che i Magi..)

Mi sono goduta tutta la serata, ma ci sono alcune immagini che mi rimarranno..
* l’arrostina che mi corre incontro a braccine sollevate per essere presa in braccio
* il tato che si china per darmi il bacetto della buona notte (ma quanto sei alto?!!)
* l’arrostina in braccio alla mamma che mi dà un bacio col ciuccio e senza ciuccio, io e CV che ci guardiamo e io che le abbraccio entrambe

Pensieri stupidi mi attanagliano.

(Kleenex, per favore)

Abbandono

..

(..avevo in mente un sacco di cose da scrivere qui, ma quando ho avuto davanti il quadrotto bianco di edit, mi è presa una cosa strana e mi è scesa una lacrimuccia..)

Ricordati di me, della mia pelle

È qualche giorno che mi sveglio con l’ansia.
Di non finire cose sul lavoro, di non trovare casa nei tempi stretti che ho, di avere la macchina fuori uso.. angoscia di tutto insomma.
Sono almeno due giorni che l’angoscia si stempera in piccole cose che succedono di primo mattino.

Ieri ho archiviato le angosce pecuniarie perché mi hanno pagato Marzo. E poco prima l’avv mi ha dato quella che può essere una buona notizia e che comunque è un passo verso la conclusione di una spiacevole vicenda.

Stamattina mi ha chiamato un’amica per ricordarmi che domani sera lei c’è e per manifestarmi la sindrome da abbandono ;-)
..e poi oggi c’è sciopero, Roma è nel caos.. chi mi chiama? Un piccolo diavolo.

(..è difficile rimanere angosciati nel mezzo delle risate..)

Letto: La doppia vita degli orsi

Xavier Hanotte
La doppia vita degli orsi
Piemme
ISBN 883841078X
Genere: incontro tra La fattoria degli animali e il mondo di Richard Scarry
Perché sì: perché ci si ritrovano tanti tratti degli orsi-bipedi veramente ben raccontati (io ho sghignazzato parecchio!)
Perché no: perché della parte filosofica-diritornoalleorigini se ne faceva anche a meno
Stato: da restituire all’orsoso (e sbadato) proprietario

Quando arrivammo in cima alle scale, il cielo spiegò davanti a noi il suo ventaglio madreperlaceo. Tartufi e naso al vento fiutammo l’aria notturna, mentre i focolari ancora ardenti su ciò che restava del cantiere si mischiavano ai profumi di linfa e humus. Una brezza tiepida accarezzava le fronde.

“La luna cresce sotto i nove cieli.
Desto, sento nel vento una chiave d’oro
e immagino battenti di bronzo.”

Dopo aver reso omaggio, Charles si rimise il cappellino.
Non riuscivamo a capacitarcene.
“E quello cos’era?” chiesi.
Il vecchio guardiano si inorgoglì.
“Tu Fu, perché?”
“Tu Fu? Quello vero?”
Di fronte al nostro silenzio incredulo decise di solenizzare la circostanza.
“Mi acculturo. Sono stufo marcio di fare la figura dello scemo davanti a degli orsi!”
I suoi passi scricchiolavano sulla ghiaia del vialetto. Dovemmo correre per raggiungerlo. Durante il tragitto nessuno parlò. Ma non era l’imbarazzo a trattenerci. Semplicemente era bello camminare così, in quella notte di luna piena, sui sentieri odorosi del grande pianoro.
Alla fine Onésime, un po’ distante davanti al gruppo, si fermò. Spalancò le zampe, con lo sguardo perso nelle stelle.
“Dopotutto non è poi così male essere un orso..”
Charles lo raggiunse, girò la visiera sulla nuca e cercò con gli occhi l’Orsa Maggiore senza riuscire a trovarla. Tirò fuori un pacchetto di sigarette e ne offrì una ad Adalbert, il quale pescò in una tasca la sua piccola protesi d’avorio.
“Non so, Onésime. Non so neanche se sia un bene essere un uomo..”
Adalbert aveva acceso un fiammifero. Charles si abbassò e tirò una boccata.
“Tutto quello che so, orsi..”
Alcune rughe gli incresparono la fronte.
“È che l’erba del vicino non è mai più verde.”
Onésime mi afferrò per la manica e indicò con l’artiglio un punto luminoso.
“Guardate: una stella cadente!”
Ognuno in fondo al proprio cuore espresse un desiderio.
“In poche parole, se ho ben capito, mio caro Charles..”
Con la paglia nella zampa, Adalbert sorrideva.
“La morale del tuo discorso sarebbe..”
Lo interruppi.
“Orsi per sempre?”
Il vecchio guardiano rimase impassibile, ma gli ridevano gli occhi.
“Sai, Anatole, che mia moglie mi dice spesso che sembro un vecchio orso?”
Questa allusione coniugale non riuscì a intaccare la gioia improvvisa di Onésime. Con il tartufo sempre al vento mormorò: “Hai ragione, Charles..”
Inspirò profondamente e stiracchiò le zampe.
“Orsi per sempre!”

Quando riprendemmo la strada verso il parco le stelle brillavano più intensamente. Anche i nostri sguardi. Soprattutto i nostri sguardi. Umani e ursidi.
La luna, invece, diventava pallida. Stava per sorgere l’alba.