Panico.
Terrore.
Raccapriccio.
E sia chiaro che me lo dico prima, così dopo potrò rileggermi e dirmi “te l’avevi detto!”
No.

Pensate a cose straordinarie, saranno loro a portarvi in alto
Panico.
Terrore.
Raccapriccio.
E sia chiaro che me lo dico prima, così dopo potrò rileggermi e dirmi “te l’avevi detto!”
No.
Due anni e mezzo fa ho bloggato per un anno e mezzo altrove.
Ero sotto mentite spoglie, il 99% delle persone che mi leggeva non sapeva chi fossi e io scrivevo in maniera decisamente più chiara.
Mi è venuto in mente perché oggi mi sono sentita rispondere che questo blog è irritante perché è troppo contorto.
Ho colto la palla al balzo e sono andata a rileggermi.. ho trovato cose belle, cose brutte, cose identiche.
Il post precedente arriva da là :-)
Non so cosa cerco finché non lo trovo.
Nella vita così come in questo pigro pomeriggio.
Poi l’ho visto.
Un sasso largo, piatto, a pelo d’acqua.
Per poter stare asciutta ma nello stesso tempo sedere nel lago.
Ho fissato il riverbero così a lungo da iniziare ad oscillare come una delle canne e insieme sentirmi salda come gli steli d’erba che formano immoti isolotti verdi.
Ho sentito il respiro del lago attorno a me e lasciandomi andare ho iniziato a respirare con lui.
Cerco di imprimermi i giochi dei riflessi: guardo attentamente la perfezione di una nuvola.
Il blu esagerato dall’acqua e il grigio cupo delle ombre.
Passa un pesce e la sua bolla d’aria cancella tutto.
La tela è pronta per un altro ritratto.
Una gallinella d’cqua mi guarda e passa, non ho cibo da offrirle e mi preferisce le famigliole di gitanti.
La gente mi guarda e passa.
Sento i loro occhi trafiggermi le spalle, i loro sorrisi perplessi e di scherno: è domenica, dove correte?
Il via vai è frenetico, corso Buenos Aires è in libera uscita.. a turbare il lago sonnolento.
I rumori mi sfiorano ma non li sento.
Per me c’è solo il vento che accarezza le fronde, il frinire della penna sul foglio.
Il lago è silenzioso, rispetta i miei umori.
Io non ho umori.
Mi lascio cullare.
Sono la foglia portata dalla corrente, l’alga stropicciata dal sole.
Non nuoto, non mi muovo.
Lascio che tutto scorra e passi oltre, lavandomi via.
Ho salde radici, prima o poi scoprirò a cosa sono ancorata.
La gallinella ripassa veloce, a favore di corrente.
Non ci sono, non ci sono per nessuno.
La mia ansa è nascosta, per trovarmi devi volermi.
Devi credere nella mia pigra presenza, come un elfo o una fatina.
Non mi sto nascondendo, non sono in fuga: mi sto cercando.
Chi sono?
Dove vado?
E, soprattutto, perché?
Non è importante. Non credo, almeno.
Io sono.
Di più non so.
Io sono il sole che mi bacia i capelli, sono il vento che mi sfiora la guancia.
Io sono l’acqua che mi lambisce i piedi, io sono la canna fragile stendardo di se stessa.
F il dott mi ha dato ufficialmente malata..
BA per turbe psicologiche?
F prrrrrrrrrrr
F per la sparizione di almeno due sensi!
F (unico e vietato)
BA /me richiama il dottore…
C ma hai l’aviaria? che sintomi hai? fai coccodè??? niente puntini?
F .. no ..
C se non hai i puntini non hai l’echovirus.. non sei trendy….
C hai la gnagnarella è una patologia frequente, quando ci si sente un po’ gnek
C (nota la terminologia medica…)
F (dopo accurata ricerca su gugol) Benvenuti su Gnagnarella.it, il sito di un’azienda leader nel settore dei rimorchi agricoli ed industriali con sede a Guastameroli in provincia di Chieti.
F Gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, nulla. Gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, gnek, nulla. Benzina c’è. Batteria c’è. Olio c’è. …
S ..chissà cosa c’è da festeggiare poi. E poi rompete tanto con la parità e mica c’è la “festa dell’uomo”
F essì. Perché sono le donne che sopportano gli uomini
S (occhiata in tralice alla moglie)
F ..
Una volta all’anno ci fermiamo e guardandoci dritte negli occhi ci raccontiamo che veniamo sempre e solo viste come mogli e madri, reali o future o possibili, e che non ci viene mai permesso di uscire da questo ruolo.
Il lavoro ci discrimina perché prima o poi potremmo diventare o mogli o madri o entrambe: non facciamo carriera, facciamo fatica a trovare uno straccio di contratto decente e se per caso pensiamo che prima o poi vorremmo essere mogli o madri o entrambe dobbiamo anche fare i conti con l’orologio biologico, che corre più in fretta di qualsiasi lavoro iperimpegnativo.
Per una volta ci ricordiamo che siamo donne, esseri più o meno dolci, più o meno delicati, più o meno.. non eterne combattenti, amazzoni, contrapposizione o negazione dell’uomo.
Mamme, figlie, partner, amanti, amiche.. semplicemente donne.
(..e visto che pare così scontato da non accorgersene, sì, una volta all’anno è giusto festeggiare..)
Ritrovarsi a calcolare il peso di un grattacielo..
(vuol dire che sono veramente figlia di mio padre? Ummamma!)
Direttamente da sua BOFHfosità ..
(ogni tanto ci piacciono i cinici, sì)
Ma io sono io o la figlia di mio padre?
Posso incazzarmi se mi sento presa in considerazione solo come figlia di mio padre e non come me stessa?
ekkekkazzo