C’era la luna, c’erano le stelle

C’era una volta un piccolo blog (85 post in tutto), su una piattaforma orrenda (Tiscali), che ha vissuto serenamente per poco più di un anno, poi si è dimenticato di sé.
Poi è rinato con una nuova pelle e ogni tanto tornava a guardarsi nelle vecchie vesti così egocentriche (si chiamava IO – quello che faccio (poco!), quello che dico (caxxate), ma soprattutto quello che penso)

Finalmente ho finito di importare qui tutti i vecchi post.

Mi sono divertita e rivissuta a rileggermi e mi sono ricordata del piccolo mondo dove leggevo un papà con bimba, una fanciulla con figlio e nuovo fidanzato (più giovane!), di una informatica dalle tante passioni, di un fantasmino che aveva smesso di bloggare ma mi curava. È stato proprio un bel periodo.

(..c’era una nuova emozione sulla pelle..)

Quella volta che

Un’amica mi sta facendo notare che è al computer per una conference call durante una cena a casa del fratello.
Non che sia consolante, ma mi è tornato in mente che un paio d’anni fa (se la memoria non m’inganna), mi sono presentata ad un matrimonio munita di computer.. per non fare torto né agli sposi né all’impegno improrogabile che avevo.
A metà del pranzo mi sono isolata su un tavolino, ho acceso il pc, aperto la connessione a internet, sono entrata in IRC e ho iniziato a presentare un progetto per una gara.
Dopo un po’ sono venuti a chiamarmi per il taglio della torta, ma io non potevo muovermi.. il padre della sposa era decisamente seccato!

Insomma, la gara non l’abbiamo vinta, il padre della sposa non mi perdonerà mai, gli sposi forse pure (li vedo sempre meno.. dipenderà da quello?) però, ecco, io lo rifarei :-D

Frammenti

Il treno mi fa venire invariabilmente sonno. 16 minuti che siamo partiti e io già inizio a sbadigliare..
Ho riempito il computer di cose da fare durante questo viaggio e mi sto già chiedendo se concedermi un pisolino o meno, o meglio, quando.
I rumori della prima sono quelli di un ufficio.. non ci sono conversazioni famigliari da origliare, problemi comuni su cui sorridere; ci sono gli Zampetti del nuovo Millennio (ma per quanto, ancora, sarà nuovo questo Millennio?) attaccati al cellulare che parlano tenendo un mezzo tono che vorrebbe non disturbare, ma arrivare comunque forte e chiaro a chi sta all’altro capo della cornetta (ci sono ancora, tra l’altro, le cornette?). Il massimo dell’emozione è stata una sciura (di quelle bene, per intenderci) che ridacchiando ha confidato ad un conoscente che c’è stato un errore e hanno assegnato lo stesso posto a due persone e che lei è stata spedita in seconda.. la descrizione del posto assegnato mi ha ricordato certi annunci immobiliari.

Quattro giorni quattro

Venerdì ho avuto palle sul lavoro.
Sabato mia madre ha fatto un’incursione in casa mia per visitare il sig. N e l’ho beccata che lucidava i fornelli, dicendo che le malattie si prendono con lo sporco.
Domenica ho cercato di svenire tre volte, grazie alla sindrome mestruale. Il sig. N si è preso un mezzo colpo e io ho passato la giornata sul divano.
Lunedì metà delle cose non vanno e non fanno presagire nulla di nuovo per i mesi a venire. Sono stanca..

Drone gatto

La sera quando sono sul divano compare spesso il gatto borg. Si avvicina lento ma inesorabile e guardando con i suoi occhioni gialli inizia a dirmi “Noi siamo gatti borg. La resistenza è inutile. Verrete assimilati” e quando le chiedo chi si crede di essere mi risponde “La mia designazione è Uno di Due, terziario aggiunto dell’unimatrice di casa nostra”. Poi mi assimila e tutto finisce tra la coperta e una gatta cicciona e calda.

Scene da un matriagio: in progress

Giugno è dietro l’angolo e ci sono più problemi che soluzioni.
Il primo problema è pensare di cercare casa mentre cerchiamo di organizzare un matrimonio.
Il secondo problema sono le ingerenze esterne: due cerimonie no, in chiesa senza messa no, in settimana no, troppo lontano no, tanta gente no.. sposatevi voi, allora, no?
Il terzo problema è cercare info in rete: ci sono più fake e spottoni che altro, e io non sono più abituata a cercare nel mondo reale.

(..in qualche modo faremo. Io aspetto sempre che Fronck venga a bussare alla mia porta!)

Un po’ di amarezza

Non ho mai avuto un datore di lavoro che apprezzasse le mie doti di relatore internazionale (essì, oggi me la tiro) e i miei wikiskills. Tutti l’hanno sempre considerato un handicap invece che un pregio e così ogni mia partecipazione ad un evento che cade in orario lavorativo è sempre un triplo carpiato mortale: a quanto pare sono sempre così indispensabile che di ferie o permessi è quasi meglio non parlare, e mi tocca recuperare di notte o nel weekend quel che non riesco a fare per via della mia insana passione.

Il tempo delle idee

Tra aprile e maggio ho avuto una fase “creativa” in cui ho partorito un certo numero di idee di cose (lavorative) che era interessante fare e le ho condivise con una socia.
La maggior parte di queste richiede(va) competenze che non ho ma che potrei acquisire o che potrei acquistare da altri.
Noto con piacere che qualcuna era valida e ce l’ha avuta anche qualcun altro :-)

Ma non è quello

Piove e a me questo pomeriggio mi è preso malissimo.
Non è la pioggia e non sono tanto le vicende pubbliche. O meglio: quelle portano tante cose da fare, tanti fili da seguire, è stressante e stancante più che preoccupante. Per preoccuparsi ci sarà tempo, poi.
È che, ad esempio, mi sono girate le palle per questioni lavorative che si trascinano invece di risolversi.
È che mi sono accorta che guardo le proposte di lavoro che mi passano sotto il naso pensando “questa a chi la posso girare?” perché ho in mente tante persone in situazioni non rosee o col culo per terra, e la situazione invece di migliorare peggiora.
È che cinque minuti fa ho visto S accennare con delicatezza al suo sogno ormai decisamente in forse e la delicatezza mi ha fatto preoccupare più di qualsiasi urlaccio.

Stasera ci sono amici a cena, il sig. N fa il sushi.

(..chissà se il potere consolatorio del sushi è superiore a quello del cioccolato..)