Il piccolo procione

Ieri sera il signor N mi ha chiesto di passargli un fumetto, per fermarsi un attimo.
Al secondo tentativo gli ho portato “Dieci anni di Calvin & Hobbes”.
5 minuti dopo l’ho trovato fermo sulla storia del piccolo procione.









Soffice e peloso

C’era una volta un gatto grande come una mano, che era stato molto desiderato e alla fine era arrivato nella sua famiglia in un pomeriggio di fine maggio.
Il gatto grande come una mano, alla vista del suo papà si era rifugiato sotto un tavolo e da lì soffiava con fare da leone a qualunque cosa si muovesse nei dintorni, finché la sua mamma, incurante del pericolo, lo prese per la collottola e lo stanò.
Dopo qualche tempo, e in seguito a molte moine, il papà riuscì a convincere il feroce gatto grande come una mano a fare le fusa.

La storia del gatto grande come una mano è durata esattamente 8 mesi e 10 giorni.
Stamattina Tigro è andato “in ufficio” a casa dei nonni e stasera dopo un’ora di ricerche l’ho trovato a mezzo chilometro da casa dei miei, sul marciapiede. Sembrava dormisse, anche se sapevo che non era vero. L’ho accarezzato sperando che gli occhi mi stessero ingannando. Le orecchie erano morbide, il pelo soffice. Il resto rigido.

Ci sono dei gatti grandi come una mano destinati a rendere tanto felici le loro famiglie, ad avere una vita piena (di coccole, di affetto, di giochi e di Fiorina) pur durando lo spazio di una stella cadente.

Tigro adesso dorme sotto una magnolia. Questa primavera credo avremo una fioritura meravigliosa.

Mao.

FF

Per la mia terza gita (una all’anno e il trend promette di non interrompersi) a FF abbiamo registrato:
* un’autostrada chiusa (la tangenziale est, venerdì mattina: i criminali dovevano riaprirla alle 6:30, mentre alle 8:30 era ancora chiusa.. la patente di mio padre è ancora al suo posto solo per qualche strana congiunzione astrale)
* niente contanti (a Linate non c’è un bancomat una volta superati i controlli e io avevo dimenticato il codice della carta di credito a casa da qualche parte o in memoria del vecchio cellulare; quando mi è venuto in mente che potevo usare il bancomat sul circuito internazionale mi sono ritrovata a mormorare “God save the Queen”, con tanto di maiuscole, e ancora non ho capito perché)
* niente adattatore per la spina del caricatore del pc (cioè dopo essere stata in posti strani come Taipei e la Florida mi sono detta “vado in Germania, non chissà dove!”, il che ovviamente non ha contemplato guardare la spina e accorgermi che era un 3 piccolo.. 39€ di nuovo caricatore mi aiuteranno a pensarci di più la prossima volta)
* una tazza natalizia di Francoforte (il vin brûlé locale è stato già consumato e gradito)
* una valigia smarrita al rientro (è rimasta a Zurigo, dove ho fatto tappa.. in teoria dovevano portarmela oggi in ufficio, ma qui non è ancora arrivato nulla)
* un colossale mal di testa, munito di nausea e dolori cervicali (un messaggio non troppo in codice dal corpo-di-Frieda che minacciava lo sciopero?)
* un po’ di risate
* una riunione incloncludente
* la sensazione che finalmente dopo mesi inizio a capire cosa ci faccio io lì

(..è allo scatafascio, ma c’è da lavorare. Il che va comunque bene..)

Shakespeare ne sapeva a pacchi

L’inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa.

(..mi è appena arrivata una di quelle catene che non rimando – e che promette quindi che il signor N mi lascerà seduta stante, a Tigro cadrà la coda e a me spunteranno altri due nasi in posti improbabili tanto per essere sicuri che nessun uomo mi voglia mai più – la cui unica cosa carina è uno dei motivi per cui i ragazzi amano le ragazze: “..perché sono sempre calde anche se fuori ci sono meno 30°”..)

I 13 calzini selvaggi

All’ultima conta il signor N ha 3 calzini spaiati e io 10.

/me fa dei calzini un mazzetto
F e con l’aiuto dei 10 calzini spaiati vincerò!!
N ..
/me non riesce a spostare il signor N di un millimetro
F uff. ma così non vale!

Siccome che

..questo blog sta diventando la mia agendina degli impegni, io venerdì me ne vado a Francoforte e me ne torno domenica.

(..messaggio di servizio per Pina: per completezza di informazione familiare, Tigro e il signor N li lascio a casa :-P)

Allegri chattaroli

L’altra sera in chat ho sbadigliato e poi mi sono allontanata dal pc per una decina di minuti. Nel frattempo i bimbi si sono scatenati..

/me *yawn*
D toh una Frieda
N D: rianima frieda
N D: temo si sia addormentata
N FRIEDA
N FRIEDA
D Frieda:
D Frieda:
D Frieda:
D /me carica a 100
D LIBERA
E zzapp
D /me carica a 150
D LIBERA Frieda
E zzzzapppp
D /me pensa che la stiamo perdendo
D carica a a 10^100
D LIBERAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAa
E zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzappppppppppppppppppp
D /me nota che Frieda sta friggendo…
D -.-
DK D: hai caricato a un googol
A asistolia
A non c’è più nulla da fare
D N: spiace l’abbiamo persa
N Frieda:
N ufff

Paese feticcio

Quando lavoravo in “io sono la stella-ah”, avevo una collega fantastica D, con cui facevamo discorsi seri, filosofici, cazzari, deliranti.
Lei era.. uhm, ogni tanto era un po’ PTWG fatto donna: irriverente, massacrante, ma fortissima.
Nei nostri discorsi avevamo dei posti mitici (o feticci), se dovevamo parlare di un posto desolante il paragone spontaneo era “un po’ come il canavese” (tuttora quando faccio la MITO mi viene da ripensarci e sghignazzare).
Uno dei discorsi più in voga (nel mezzo della perenne riorganizzazione aziendale ci voleva) era quello sulla qualità della vita, il cui sunto era: sto in ufficio dalle 9 alle 18, ci metto 2 ore di macchina a tornare a casa e di vita non mi rimane nulla.
Il proseguo del discorso suonava un po’ così: massì, quando mi stufo veramente e non ne posso più, mollo tutto e mi trasferisco a Pizzighettone. Vuoi che non ci sia un bel MacDonald’s in centro dove posso andare a fare la cameriera per 4 ore al giorno, poi torno a casa mi tolgo l’unto di dosso e vivo?

(..non sono mai stata a Pizzighettone. D sì, per caso. Mi ha detto che il centro storico è medievale e molto carino. Non ricordo se c’è un MacDonald’s..)

Consegna speciale

In occasione dell’approssimarsi del Natale, della congestione dei mezzi di trasporto, invio, ecc. le Poste Italiane hanno inaugurato un nuovo tipo di consegna: la RSC (Rilascio su Scala Condominiale).
Settimana scorsa abbiamo ordinato i numeri di Gea che mi mancavano dalla mia collezione (e con l’occasione anche qualche numero di Napoleone ormai smarrito) e abbiamo curiosato impazienti nella casella di posta più o meno tutti i giorni, in attesa della cartolina gialla per il ritiro.
Or bene l’altra sera rientrando, dopo la solita pantomima alla casella, il signor N va a parcheggiare e io intanto entro nello stabile.
Apro la porta, sguardo vacuo, e mi giro verso la scala per iniziare a salire. Sulla scala giace un pacco. Per me. Dalla Bonelli.

(..il signor N mi ha sgridato perché ieri sera mentre lui sporgeva lamentela al customer care delle Poste, io facevo di sottofondo commenti sarcastici. Ekkekkazzo!)