Ciao, ciao, bambina!

E tra le novità della stagione estiva c’è anche la dipartita della Jollyroger, che da venerdì scorso non mi appartiene più ed è stata sostituita da Bess.
Una prece per i 174.000 e rotti chilometri che io e la Jollyroger ci siamo fatte insieme.. un’avventura via l’altra, spesso difficili da dimenticare.
Ma con l’arrivo di CeeCee non c’entravamo più.. e così un paio di settimane prima del parto sono andata in giro per concessionari, prima col babbo e poi col sig. N, scoprendo che le macchine col bagagliaio non le fanno più e che se volevo un po’ di spazio serviva una station wagon.
Detto, fatto: Bess è una Megane Sportour almeno un metro più lunga della Jollyroger.

Quando l’ho presa potevo scegliere tra due versioni, di pari costo:

  • bianca, versione base, con accessori fighi (tra cui navigatore satellitare, telecamera per il parcheggio, ecc.)
  • canna di fucile, versione sportiva

Dica il candidato quale versione ho comprato ;-)))

Ciao mondo

Alle 00:39 di una settimana fa, CeeCee spalancava i suoi occhioni (di colore indefinito, come tutti i neonati) su questo mondo :-)

Due giorni dopo, al rientro a casa, tutti gli esseri di sesso femminile, incuranti della razza, si facevano prendere da una crisi isterica (io, CeeCee e le gatte..). Il sig. N pare sopravvivere, ecco.

Chiacchiere di viaggio

A raccontare alla lurkatrice folle cose successe eoni fa, poi si finisce per andarle a ricercare. E così rileggendone pezzi uno ci trova dentro delle “profezie” così precise che quelle papali, dei Maya, ecc. ci fanno un baffo.

F veramente a me mancano i tizi in frigo minacciosi, eh..
P compra un frigo americano e mettici dentro il tuo uomo

Manco a farlo apposta (cioè me ne fossi ricordata magari anche pure!) nei progetti per casa nuova il sig. N, dopo lunghe discussioni sul frigo ad incasso sì/no, ha ceduto alle mie rimostranze e si è deciso per un frigo freestanding, purché sia quello che piace a lui. E l’ha già scelto: americano. Non sa cosa rischia!

Un attimo, le convinzioni che cambiano

Ho pensionato la lavastoviglie, almeno per questi giorni. Whirpool for Ikea non mi ha mai convinto troppo e tutte le volte la metà delle cose esce da rilavare, nonostante lavaggi di pulizia, filtro a posto, spruzzini rotanti ripuliti dal sig. N. Così faccio prima a lavarli a mano, magari nei momenti più caldi che rinfrescare le mani è quasi come farmi una doccia gelida in quei momenti in cui a lavorare davanti al computer proprio non ce la fai che tra ventole e paturnie fa ancora più caldo (nonostante i due ventilatori!).
Se continuo a pensare al caldo l’unica cosa che mi viene in mente è l’estate del 2003, di cui ricordo ben poco: prima volta in Sardegna e l’acqua di mare caldissima a Is Arenas, che non dava sollievo nemmeno per un attimo.

(..ci rivediamo presto fra almeno altri cinque anni ..)

Sketch: Goganga

Mammà ha qualche problema con telefono ultimamente: metà delle volte la ammutolisce e deve spegnere e riaccendere per riuscire a parlare. Talvolta fa casino anche Skype.
Nel mezzo di tutti questi problemi tecnici ieri alla fine ho telefonato sul cell del babbo per riuscire a parlare, ma ero esasperata da tutti i casini.

M perché porti la macchina dal meccanico?
F fischia..
M perché porti la macchina dal meccanico?
F fischia!
M perché porti la macchina dal meccanico?
F FISCHIA!!
M fiùùùùùùùùùùùùùùù
F ROTFLOL.
F Non tu, la macchina..
M ah.

(..non siamo normali ma almeno siamo simpatici..)

Pesche e pane casereccio

Come ho appena scritto ad un amico, sono giorni che qualunque cosa mi tira fuori ricordi di San Nicola. Quello da cui non mi voglio separare lo ispira un barattolino di marmellata di pesche, che mi ha regalato un’amica settimana scorsa.
Le pesche son brianzole, l’amica pure, non c’è ragione perché mi faccia pensare alla Calabria. E invece.. Guardo il barattolino, giallo di sole (sissì, brianzolo, ma sempre sole è) e mi chiedo se la marmellata sarà dolce o asprigna. Poi cerco il pane per provarla e mi arrendo: il pane è sbagliato, quello che voglio qui non c’è e manca pure il terrazzo.

Millemila anni fa, San Nicola Arcella: la colazione si fa sul terrazzo, dentro solo in caso di pioggia. Il tavolo è bianco, di ferro pitturato, con i buchini (per farci impazzire quando eravamo piccole e disegnavamo, che bisognava mettere sotto qualcosa altrimenti il foglio si bucherellava tutto); il pavimento è di cotto e ogni anno appena arriviamo dobbiamo pulirlo dal muschio che si forma sopra in inverno.. tanta acqua e una spatola per grattare meglio, io mi diverto un sacco, la nonna un po’ meno che si spazientisce in fretta (invece a me certi lavori ossessivo-compulsivi pare piacciano da sempre).
La colazione, dicevo.
Il latte è buono, ha un sapore diverso da quello di Milano, ma come sempre ci metto il Nesquik. Il pane è casereccio e sa di.. non so di cosa sa, ecco, so che è buono; né molle né croccante, ma con la consistenza giusta.
La marmellata è rigorosamente fatta in casa: prugne, pesche, quel che c’è. La fa la nonna o gliela regalano le amiche. È sempre un po’ asprigna, perché la nonna dice che altrimenti la crostata viene stucchevole.
E poi c’è il mare: dalla terrazza si vede fino a Maratea e quando il tempo è proprio bellissimo anche Capo Palinuro. Di fronte ho l’isola di Dino e se faccio colazione la mattina presto mi fa compagnia il ronzio delle prime barche, anche se il mare è un centinaio di metri sotto di noi. Per sapere com’è il mare mi basta guardare l’isola e vedere se ha il bordo bianco (mare mosso) oppure no.

L’anno che ho fatto ripe di mate con Marilena, la signora del piano di sopra, mi mandava gli aeroplanini con le soluzioni dei problemi che non ci erano riusciti a lezione dal suo terrazzo al nostro.

(..non è solo la marmellata lo so..)

Un melone di ricordi

Ieri rientrando a casa faceva caldo e passando davanti alla gelateria nei dintorni ho pensato di offrirmi una sana granita di vero limone. La macchina era rotta, però c’erano i ghiaccioli “veri”: melone o mandorla. Mandorla non mi ispirava troppo e così ho scelto il melone.
Frullato di melone ghiacciato. Il primo morso per rinfrescare, il secondo per ricordare.

Secoli fa, San Nicola Arcella. Io al mare con la nonna. Notte, caldo, molto caldo.
Secondo me eravamo già andate a letto e ci eravamo svegliate per il caldo e ci siamo trovate in cucina. A bere un bicchiere d’acqua o di karkadè (te o karkadè erano sempre aromatizzati con la menta che cresceva nell’aiuola dell’agave e io mi ci pungevo sempre andando a stendere, ma questa è un’altra storia).
“Che ne dici, ci mangiamo un po’ di granita di melone?” chissà poi perché l’avevamo fatta, non me lo ricordo proprio. Troppi meloni in giro per casa? Un melone troppo maturo per essere mangiato con calma? Mah. Fatto sta che l’avevamo frullato e surgelato in una vaschetta e quella notte armate di cucchiai ci siamo messe a mangiarne un po’.
Fresco, gelido. Saporitissimo. Con il sapore che certe cose hanno solo nel cuore della notte.

(..difficile non collegare l’estate alla nonna, soprattutto agosto..)

A pensarci bene sono viva per miracolo

..è quel che ho rinfacciato oggi ai miei genitori, rei di avermi cullata con ninna nanne assolutamente non convenzionali.
“ah, se avessi telefonato al Telefono Azzurro, non so mica come sarebbe finita, eh!” “..che è quasi incomprensibile come io e mia sorella siamo cresciute sane di mente, vi rendete conto?”
Il tutto ovviamente sghignazzando.

Mammà ci cullava cantandoci la ballata di Michè (lui si impicca in cella) e La canzone di Marinella (anche lei non fa una bella fine), il babbo prova a tirarsene fuori “Ma io vi salvavo raccontandovi le storie di Nonno Carotino!” “Certo, insieme ai canti degli alpini, che sono un chiaro invito all’alcolismo!”.
E anche la nonna faceva la sua parte in tutto questo, lei che non cantava e non raccontava, ma recitava poesie: Pianto antico di Carducci (per il figlio morto, sic!), La cavalla storna di Pascoli (sull’assassinio del padre..) e, forse un po’ meglio, Davanti San Guido (che comunque è piuttosto cupa e impegnativa per delle pupattole!).

(..proprio un miracolo, sìssì!)

Voglia di vita tra le tue mani

Le cose da scrivere qui ronzano in testa soprattutto quando spengo la luce e lascio scorrere la giornata, ma sono troppo stanca per alzarmi e andarle a scrivere.. A meno di non andare a letto con l’iCoso come adesso (sempre più affollato questo letto: io, il sig. N, due gatte, l’iCoso..).
E poi spesso mi fermo a rileggere vecchie cose per sorridere e dirmi che ero proprio cretina!

Come un paio di giorni fa quando a Roma ho conosciuto Fulco Pratesi e non mi riusciva troppo di star seria, perché nella mia testa (e quindi qui) io ho già parlato diverse volte col sig. Fulco!

(ho mandato un sms a BA “ho qui davanti il sig. Fulco, devo dirgli qualcosa da parte tua?” “sì: groan!” A quanto pare non sono l’unica che non si smentisce :-D)