Quest’anno la congiunzione astrale è sfavorevole e non ce la si fa: niente Lucca Comics.
Mi spiace un sacco, l’anno scorso è stato bellissimo: la gente, i fumetti, i fumettisti, i giochi, le idee.. un fermento unico.
L’innovazione necessaria
Ogni tanto quando cortesemente sbatto qualcuno in moderazione alla prima mail che scrive su una mailing list, mi chiedo come mai nessuno abbia ancora inventato il “moderatore automatico”.
(..Gmail riconosce il mio spam no? Perché troll e cafoni devo invece disarmarli io a vista? Sto diventando una moderatrice pigra..)
Bad attitude
B ma per fare quella cosa che sai, che non so bene quando, cosa dobbiamo fare?
F spogliati!
B guarda che lo dico al sig. N. ..e poi spogliarmi adesso, in mezzo alla strada..
F beh, così è più divertente!
B ah, già.
(..glielo dico io al sig. N cosa dico alla gente che vuol farmi organizzare eventi, quando mi telefona!)
Tra le pagine chiare e le pagine scure
Quando rimango aperta sulle pagine scure ho poca voglia di scrivere, presa a inseguire il fermento.
(..la volta che cambio idea inaugurerò anche una nuova categoria “c’ho i pensieri”..)
Il signore degli anelli
Il sig. N detesta portare la fede.
L’altro giorno si è accidentalmente conficcato un cacciavite alla base dell’anulare, incastrandolo tra dito e anello.
Per una settimana è rimasto senza anello.
(..ogni tanto sospetto che l’abbia fatto apposta!)
Lo lascio al vento in mille pezzi e m’anima
Roma non è più un luogo. È posto nella mia testa, un pezzetto d’anima.
(..ho il treno fra due ore..)
Ha un cuore da fornaio e forse mi tradisce
Ogni tanto io e M andiamo a berci una birra.
“ogni tanto” cade sempre di mercoledì: io vado a prenderlo sotto l’ufficio, passiamo dal locale che consigliano i suoi colleghi e che è sempre inesorabilmente chiuso, e finiamo a bere birra al Lowen, a quella panca lì.
18:30, di solito. Arriviamo al Lowen e aspettiamo che apra.
(..ok, non è tutto così perfettamente abitudinario: oggi sono arrivata alle 19:15, non siamo passati dal locale sempre chiuso, non ho trovato parcheggio al solito posto perché era tutto pieno, il Lowen era già aperto e la solita panca era bagnata perché ha piovuto. Ma andava bene lo stesso!)
E sono come te
R “S. Te lo ricordi?”
F “Chi?”
C “Mai sentito..”
R “Dai, S.. che è entrato in camera nostra a Gressoney quella volta che saltavamo sui letti, fuori di testa chissà perché, mezze nude e lui è entrato di colpo..”
F “No.. ma il nome mi dice qualcosa..”
(..dopo mezz’ora di chiacchiere su altro..)
F “Ma aspetta: S. era alto, moro, con gli occhi scuri? Ed è entrato in camera nostra e a metà di un salto mi sono infilata sotto le lenzuola?”
R “sì, e io mi sono strappata la tasca dei jeans mentre cercavo di tirarli su a forza..”
F “..me lo ricordo, me lo ricordo! E poi è rimasto lì a chiacchierare come se niente fosse.. e poi, era Woodstock lui, no?”
C “Come Woodstock?”
F “essi, gliel’avevi dato tu quel nome!”
C “Cavolo non mi ricordo proprio..”
La camera a Gressoney che abbiamo condiviso era nel 1986 o nel 1987 (prima o seconda media).
C era mia compagna alle elementari, poi alle medie. Al liceo lei ha fatto il classico ma dopo il biennio ha cambiato scuola e ci siamo perse dopo poco.
R era mia compagna alle medie, al liceo era in un’altra sezione (una porta più in là!) e ci siamo perse dopo i primi anni di università.
Con R siamo uscite a pranzo un anno fa, a C avevo iniziato a scrivere anni fa, dopo aver trovato il suo nome tra gli autori di un paper che mi interessava; siamo tutte amichette su FB, ma dal vivo era la prima volta che ci rivedevamo.
R con due figli è incredibile (li mette a letto e gli legge “Favole al telefono“, ho riconosciuto la copertina prima ancora che girasse il libro e mentre proponeva la fiaba di Giovannino Perdigiorno io mi sono trovata a rispondere “ha perso il tram di mezzogiorno”), C che è tornata, che coraggio!, dopo una vita all’estero.
Ma soprattutto il passato: pezzi da raccontare, cose su cui ridere, la tristezza di quelli che non ci sono più, certe cose che non cambiano mai.. (“non ci credo ti sei vista con la .., ma se non l’hai mai sopportata!” “Infatti non la sopporto neanche adesso!”).
Intanto i vuoti si ammonticchiano in giro: io ho portato una bottiglia e una torta, C due bottiglie, R aveva già stappato un rosso per farlo respirare in nostra attesa. C’è chi beve Braulio in dosi omeopatiche, chi si coccola un Laphroig nel bicchiere. E si fa tardi troppo presto e dobbiamo salire sul terrazzo, non si può andare via senza.
E c’è Milano davanti a noi, mezza vuota. C’è un ex-lui che torna a casa e sbircia in direzione nostra ma non ci vede, siamo in ombra, ma continua a guardare. E noi guardiamo, lui, gli zingari, le luci di Milano.
Fa fresco, si sta bene. Sembra di essere altrove.
Il gusto di torba viene con me fino a casa e sono tentata di non lavarmi i denti per non perdere quel sapore, che sa di terra, fumo e ricordi.
(..bentornate ragazze!)
Percezioni
Il sig. N sostiene che io possegga troppe scarpe e probabilmente trae questa conclusione confrontando il numero di scarpe che posseggo io (mai contate) con le sue (quattro paia, credo).
La mia opinione è ovviamente opposta: non ho abbastanza scarpe e sono in grado di elencare diversi modelli di cui ho necessariamente bisogno e che non posseggo. Inoltre sono abbastanza disinteressata alle scarpe del consorte (mi occupo solo di quelle da mettere col vestito!).
(..ci sono i saldi, che sono sempre un’ottima scusa per fare shopping e io sto guardando solo scarpe. Vorrà pur dire qualcosa? E per non farmi mancare nulla oggi ho comprato un paio di sandali con i brillantini, molto poco da Frieda..)
Forze dell’ordine
Ultimamente io e il sig. N abbiamo avuto dei simpatici incontri con le forze dell’ordine, uno ciascuno e in tempi piuttosto ravvicinati.
All’inizio del mese io sono passata da Roma di ritorno dalla Puglia per prendere un treno e tornare a casa; in attesa che si facesse l’ora giusta passeggiavo per via Veneto con mia madre mentre mio padre era ad un appuntamento. La macchina era parcheggiata sul marciapiede (in via Veneto non si parcheggia, nelle vie laterali nemmeno..).
Mio padre finisce il suo app e in contemporanea avvistiamo due vigili. Mia madre mi pianta le chiavi della macchina in mano e mi manda a recuperarla.
Arrivo, faccio per sparcheggiare e sento un “toc, toc!” sul vetro. Il vigile mi ha beccata in pieno e mi scoccia particolarmente, visto che non ho nemmeno parcheggiato io.. ma ormai è fatta.
Tiro giù il finestrino e il vigile inizia “Signora, questo è un marciapiede, lo sa?” “Sì, lo so, ma dovevo accostare un attimo e non sapevo proprio dove fermarmi..” “Ma non sul marciapiede!” “Lo so, lo so” “Va beh, senta. La prossima volta, se proprio deve, almeno la metta in doppia fila!”. E a quel punto ho avuto qualche problema.. a restare seria!!!
A Milano potrebbe non succedermi niente se parcheggio su un marciapiede, ma è sicuro che se la lascio in doppia fila me la portano via in meno di cinque minuti.
Alla fine con l’aria molto contrita me ne sono andata, con il vigile che molto gentilmente mi faceva manovra :-p
Domenica invece andando dai suoceri, c’era il sig. N al volante della Jollyroger. In autostrada chiacchieravamo e lui stava andando piuttosto piano (almeno secondo i miei standard).
Ad un certo punto mi dice “c’è la polizia che ci segue” “ma figurati, staranno andando piano anche loro”. Arriviamo alla nostra uscita e la polizia esce anche lei. Il sig. N è sempre più preoccupato..
Paghiamo il biglietto, la polizia passa il telepass, si sposta sulla nostra corsia davanti a noi e tira fuori la paletta. Va beh, vediamo cosa c’è.
Il sig. N accosta, scende, inizia a dire “Buongiorno..” e poi saluta amichevolmente uno dei due.
Era un vecchio amico che sorpassandoci l’aveva riconosciuto!
(..ora basta per il prossimo anno, eh!)
