Collezione Frutti delle Americhe

Se una si appassiona di un film italiano comprato usato da Blockbuster a meno di 4€, il cui tormentone sono le canzoni di Pupo, poi si ritrova a canticchiarle nei momenti più disparati.

Gelato al cioccolato
è dolce ma un po’ salato
tu
gelato al cioccolato

Perugina, l’arte del gusto
Collezione Frutti delle Americhe
Tavoletta
Fondente extra
Pistacchi della California

(mangio cioccolato proveniente da un’altra vita canticchiando Pupo. Embè?)

Leggerò

Ho una fissa che mi perseguita dalla mia infadolescenza: Bruno Munari.
Credo di averlo incontrato tra le illustrazioni di qualche libro di Rodari e da allora mi ha sempre incuriosita, ma non ho mai avuto occasione di approfondire.
10 giorni fa cercando in libreria un libro su Frida Kahlo (un’altra delle mie fisse) mi sono imbattuta in alcuni libri di Munari.
Parto con “Arte come mestiere”, poi si vedrà.

Letto: Mario, il veterinario della vecchia Milano

Mario Cervia
Mario, il veterinario della vecchia Milano
Baldini & Castoldi
ISBN 8880897683
Genere: James Herriot
Perché sì: perché i racconti di un veterinario sugli animali e sui proprietari sono sempre interessanti
Perché no: lo stile è molto scarno
Stato: da rimettere nella libreria della sorella ;-)

Introduzione
Certamente sono tanti coloro che sentono il desiderio di raccontare di sé, di raccontare la propria vita: avventure, esperienze, gioie e dolori di cui si vuole far partecipi gli altri.
Quando io ero ragazzo, tanti anni fa, i vecchi parlavano di loro, e noi ragazzi stavamo ad ascoltarli con entusiasmo, li esortavamo a dire e, attraverso quei racconti, vivevamo le loro esperienze, la loro vita. Era piacevole, trasferirsi in un passato che la fantsia rendeva ora bello e felice, ora triste, comunque sempre affascinante. Fatti, persone, cose irripetivili, ritornavano vive e attuali.
La guerra, la prima grande guerra, raccontata dall’umile contadino che l’aveva vissuta nelle trincee era tutt’altra cosa rispetto a quella che noi studiavamo sui libri.

Quel fango, quel sibilare di pallottole, quella orribile paura della morte, il freddo, la fame, la terribile nostalgia di casa divenivano reali, palpabili, vivi. La gloria di un assalto alle trincee nemiche diventava quella che in realtà era una ricerca disperata di non essere uccisi, di non uccidere! Le avventure dell’emigrante, descritte con dovizia di particolari, entusiasmavano la nostra fantasia di ragazzi. La valigia di cartone, legata con lo spago, piena di tante povere cose, la nave sporca, lentissima nel suo navigare, la tempesta in mare, il poco cibo, il nuovo mondo ostile, le prime esperienze di lavoro, le umiliazioni, la fatica, i primi guadagni, i primi soldi mandati a casa, alla povera casa lasciata in patria, e poi il successo o l’insuccesso, il ritorno con la nostalgia, ora, della patria d’adozione.
Era la parola, a quei tempi, a tramandare di generazione in generazione la storia della piccola gente. I nonni dicevano ai nipoti, i padri ai figli, i vecchi ai più giovani. E anche se i racconti spesso si ripetevano, non ci si stancava mai di ascoltarli e ripercorrerli con la fantasia.
Oggi la parola ha person molto del valore di un tempo. I mass media hanno preso il sopravvento, la lettura e la visione sono meno vive, lasciano meno spazio all’interpretazione personale e all’immaginazione. Giornali, riviste illustrate, cinema e televisione portano un messaggio più immediato e più facile, un messaggio che non impegna la mente. Non si ha tempo di ascoltare, non esistono più stimoli che sollecitino la fantasia. Oggi si guarda, si legge e non si interpreta.
Ho sempre pensato di avere qualche cosa da raccontare e ho più volte tentato di farlo. Ma il timore di non saperlo fare bene, una certa pigrizia, la mancanza di tempo e di mezzi mi hanno sempre fatto desistere dal mio intento.
E adesso eccomi deciso. Spronato da mio figlio Mauro, che, dopo avermi mostrato il suo entusiasmo per gli argomenti da trattare, dopo avermi rassicurato sulle mia capacità di narratore, mi ha messo nelle condizioni di farlo.
Questo libro non è il diario della mia vita, sarebbe troppo banale, né il racconto di episodi di fantasia, bensì è l’aneddotica vera della mia esperienza di veterinario.
Spero che il mio racconto possa interessare chi vive a stretto contatto con gli animali e che il messaggio contenuto in ogni episodio possa essere compreso.
Mi auguro di poter aggiungere anche solo una piccola parola in più al meraviglioso rapporto uomo-animale.

Riletto: Colazione da Tiffany Trott

Isabel Wolff
Colazione da Tiffany Trott
Salani Editore
ISBN 8877827580
Genere: Bridget Jones
Perché sì: perché tra l’inizio e l’ovvio lieto fine si ridacchia
Perché no: donne, uomini, singletudine, famiglia
Stato: da restituire alla proprietaria :-)

Dieci aspetti positivi dell’essere single
1. passi un sacco di tempo fruttuoso con te stessa
2. puoi riempire il letto di briciole
3. la tua lingerie di lusso è al sicuro
4. non sei sposata con un bastardo e nemmeno con un tipo così-così
5. non sei costretta a ripulire meticolosamente il bagno dopo averlo usato
6. non devi essere tirata a lucido 24h su 24
7. puoi mettere su chili se vuoi
8. puoi guardare alla televisione tutto quello che preferisci
9. nessuno ti cambia canale senza preavviso
10. puoi mettere il coltello imburrato nel vasetto della marmellata
11. se non trovi un paio di mutandine pulite puoi recuperare quelle di ieri dal cesto della biancheria
12. puoi conversare senza inibizioni con i tuoi elettrodomestici
13. puoi dormire in diagonale
14. puoi innamorarti
15. essere single è molto alla moda

Guardo il mondo da un oblò

Sono successe cose piccole piccole piccole e belle che non mi aspettavo minimamente (sono ottimista sul mondo ma peggio che pessimista su qualsiasi cosa mi riguardi) che mi hanno resa felice e rattristata (perché sono finite, ovviamente!).
Sono successe altre cose che non dimenticherò facilmente e che mi hanno messa in imbarazzo e fatta sentire incapace di gestire una situazione.

Ma adesso che ho un bellissimo mattarello, credo che inizierò a usarlo..

(per un po’ credo che non saprò guardare una luna serenamente)

La fine è nota

Holiday Hall mi perdonerà se gli rubo il titolo, ma l’associazione di idee fa di questi scherzi.
Cercando di mettere ordine nella due giorni appena trascorsa mi sono chiesta da che parte cominciare..

Primo autogrill dopo Piacenza.

S Com’è?
F Stanca
F ..
F in realtà la risposta è molto complessa e ci sto pensando
S ..
F Stanca felice confusa triste confusa

È passato quasi un giorno e la risposta rimane ancora molto complessa.

Post-it rosa

Bisogna stare con i piedi per terra, mica ancorati a una nuvola.
(mica si diventa capo a caso..)

Think BAD!
(ce lo dicevamo con la gemella)

STT – Se Tene Tene
(la saggezza di Ce’)

Stammo sotto o’ cielo
(il rassicurante collega di Napoli)

La vita ù un unico grande trasloco
(pare l’abbia detto io.. ma non saprei perché)

Scatole di cartone

Il 31 marzo 2005 ho smesso di lavorare in V. dopo circa 3 anni. Ho riempito il mio scatolone e me ne sono andata a casa.
Ho depositato lo scatolone in garage e lì e rimasto fino a oggi, quando ho ceduto alle pressanti di minacce dei parents di gettare via tutto di default.

Dentro c’erano i CD che stavo ascoltando, nmila agende, l’ultimo sudatissimo lavoro, i post-it rosa con le chicche altrui che mi appuntavo, il libro che stavo leggendo e che ho interrotto a metà, pezzi di rassegna stampa di Wikipedia, le candeline profumate all’anguria di IKEA, la mia prima intervista, dei bulbi, 3 vasi, alcune decorazioni di Natale, materiale per articoli, una bottiglietta d’acqua complice di un pomeriggio passato su una panchina a chiacchierare e fare a botte, il sasso del potere “Lecco, 27 luglio 2004”.

Tanti ricordi, tante cose finite, tanti pezzi impietosamente cestinati.

Panico

Panico.
Terrore.
Raccapriccio.

E sia chiaro che me lo dico prima, così dopo potrò rileggermi e dirmi “te l’avevi detto!”

No.