(in)gessati

Stigmatizzo chi ha inventato le gonne longuette. E anche chi le compra.
Ma mi serviva un tailleur e c’era questo gessato.. e non mi sono curata troppo della lunghezza della gonna.
E men che meno della fodera che va dove dice lei.. (se mi tocca sistemarla un’altra volta, prendo la pinzatrice e aggiungo una ficciur alla gonna, Civvi docet).

Devo smetterla di comprare gessati. Due tailleur, due gessati.. (promemoria prima dell’acquisto del terzo!).

Un anno a Carnevale mi sono vestita da gangster col tre pezzi gessato che mio padre ha indossato al matrimonio. Con tanto di sua cravatta rossa a pallini, cappellaccio comprato ad hoc e pistola. Baffetti disegnati e sorriso impertinente. All’epoca ancora non amavo i gessati.

Qualche anno dopo per la festa di un’amica io e la gemella decidemmo di essere elegantissime e bellissime per una sera.. e ci presentammo rigorosamente vestite in giacca e cravatta tra lo stupore generale. Sì, due matte (non mi dimenticherò mai la faccia dell’allora moroso che per una settimana mi aveva immaginata vestita chissà come.. e il muso che mi ha tenuto).
Io ovviamente col gessato di cui sopra. Di cui iniziavo a subire il fascino.

Ah, le righe.

(E dire che i quaderni invece sono rigorosamente a quadretti grandi..)

Cercherò, mi sono sempre detta cercherò

Sciopero dei mezzi. Embè? Io vengo in macchina. Già, peccato che uno (un gs ha cercato di convincermi che se aveva parcheggiato male era una donna, ma insisto, era sicuramente un uomo!) mi abbia chiusa.. e abbia vinto il primo bigliettino mistico sotto il tergicristallo che scrivo da anni (ai limiti della correttezza, gli ho solo dato del pirla e definito catorcio il suo brillante autoveicolo).
Via di corsa alla metro per non fare tardi all’appuntamento.. che si rivela un appuntamento fiume e finisce alle 19:30, in via Torino, un’ora e mezza dopo l’inizio dello sciopero.. e la mia macchina è a Città Studi (4 miseri chilometri più in là, solo che io ho una cena fra un’ora! e non avrei mai fatto il percorso rapidissimo suggerito da Mappy..).
Passa un 27 lo inseguo, è fermo alla fermata con le porte chiuse, ma il semaforo è rosso. Arrivo e non mi apre, anzi, riparte un attimo prima che il semaforo diventi verdi (le orecchie del crumiro credo stiano ancora fischiando).
Aspetto per un quarto d’ora un tram che dovrebbe arrivare fra 8 minuti, poi decido di spostarmi dall’altra parte del Duomo.
Nella traversata valuto i mezzi di superficie che conosco, la strada da fare a piedi, il vento stellato, il centro illuminato e deserto, prendere un taxi.
Ma sì, taxi!

Parcheggio taxi, taxi fermo, faccio per salire e il conducente mi accenna che no è lì fermo e basta.
Mi allontano sacramentando in 8 lingue (la maggior parte delle quali inventate) e noto che ci sono un po’ di bus in giro.
Ora, a me i bus non piacciono. Preferisco i tram. Quindi conosco molto meglio i percorsi dei tram che degli autobus.
Salgo su un autobus che non conosco pensando che almeno la direzione è quella giusta. Con la coda dell’occhio vedo che si affianca una 60. La Sessanta, figo! Scendo alla prima e inizio a correre verso la fermata della 60 e intanto penso con nonchalance che Forrest non è nessuno in confronto :-P
Una volta sulla 60 mi interrogo sulle probabilità di trovare una 62 che mi porti alla meta. Ora la Sessantadue è un autobus che non passa mai. In orario di punta si fa attendere per circa mezz’ora e poi ne passano otto in contemporanea. La possibilità che circoli una 62 durante uno sciopero è.. negativa.
Mi preparo a scendere, la Sessanta è ferma a metà del mega incrocio e qualcosa di arancio si avvicina sulla destra.. ohhhhhhhhhhhh!
Ebbene sì, è lei.
Inizio a pensare che arriverò veramente alla mia cena.
Incredibilmente anche il catorcio è stato spostato e posso agilmente (beh, quasi agilmente, c’è tra i piedi un altro che avrebbe bisogno di un ripasso su come si parcheggia, ma vabbè) sparcheggiare. Poi tiro fuori il foglio con l’indirizzo.. tiro fuori il foglio con l’indirizzo.. dove cazzo ho messo il foglio con l’indirizzo?
Zaino, tasche, zaino, cassettino del cruscotto, zaino, niente. Perso.
Ma non c’è problema, mi ricordo dov’è: le istruzioni dicevano in fondo a via Porro Lambertenghi. Ottimo, ora apro lo stradario mi leggo le vie e riconosco quella giusta.
Mmhm.. non era nessuno di quei nomi lì.
Che faccio?
Beh, chiamo qualche collega e faccio la figura della polla aviarica. Ok. Una non risponde. L’altra nemmeno. L’altra neppure. Colleghi esauriti.
E ora?
Beh, chiamo qualcuno che sicuramente è davanti al pc a quest’ora.
Uno ha il cell spento, l’altro è davanti a una pasticceria (vizioso!), uno non risponde..
Ok, soluzione di default delle fanciulle: chiamo il papà.
Dire che mugugna è un eufemismo. Accendi il pc, ecco la password, apri un browser (come un browser? Internet Explorer. No papà, io ho installato tre browser quindi è giusto dire “apri un browser”. Mi sembra una cazzata averne tre.. [censura]), è connesso? guarda quando diventa verde il loghino di Skype, è grigio. Cosa dice? in connessione. Guarda sotto il router, quante lucine accese ha? 2. AHHHH. Devono essere 4. Provo a riavviare e ti richiamo.
Intanto sono arrivata in zona e giro perplessa. Sfoglio la rubrica del cellulare e penso chi chiamare.. provo con il tato e.. sì! C’è. È davanti al pc. E mi aiuta anche! Cerca tra la mia posta e mi trova l’indirizzo.
Uau. Sospiro di sollievo.
In fondo arrivo alla cena con solo mezz’ora di ritardo.

(Grazie tato! Mio eroe..)

O forse rimanere buoni amici come noi

Si metta agli atti che mi sento sonoramente presa per i fondelli da questo tempo: il sole che splende sulla mia testa china a lavorare e il vento che soffia pungente quando me ne vado a spasso.

Ekkekkazzo.

Tra l’altro, possiamo smetterla con ‘sta meteoropatia? C’ho già i fatti miei, mi ci manca pure il tempo che mi fa cambiare umore ad ogni piè sospinto.

(sì, è lunedì. Se non sono aggressiva di lunedì mica arrivo a fine settimana)

..e comunque è devastante ascoltare “Rimmel” di primo mattino in questa stagione. Ho perso 15 anni di botto e ho iniziato a pensare che costume mettermi per scendere a mare..

L’uomo ti dia a piene mani la gioia

Credi al grano al mare alla terra
ma soprattutto all’uomo.
Ama la nuvola la macchina il libro
ma innanzitutto ama l’uomo.
Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne
dell’animale infermo
ma innanzitutto senti la tristezza dell’uomo.

Nazim Hikmet, “Forse la mia ultima lettera a Mehmet”, 1932 –

Ho combattuto il silenzio urlandogli addosso

Sono entrata in un silenzio altrui e adesso me lo porto dentro.
O forse è aver ascoltato il vento per un pomeriggio, la folla domenicale a spasso per il centro, il cigno che mi è venuto incontro, il lago che ribolliva, gli amici che parlavano.. le nuvole, la neve, il ricordo del sole, ma soprattutto il vento.

Una stella. Il vento.

I laghi di pietra increspata dal vento. Il vento.

Le poesie d’amore di Nazim Hikmet illustrate con fotografie di Robert Doisneau.
Il diario di Frieda Kahlo. Il libro di Hayden Herrera.
Bruno Munari.

Il vento.

Sketch familiari: Carote

F non mi va, la vuoi tu?
M perché, non ti piace?
F non tanto, le preferisco crude
M e dire che quando eri piccolina te ne ho date tante..
F sì, mi hai fatto perfino diventare arancione
M sì, era divertente. Eri così bella tutta colorata!
F

(avevo/ho una mamma sadica)

La perfezione dei sogni

Sono strani frutti le mele: tante metà si assomigliano ma trovarne due che combacino veramente è difficile.

l’amico perfetto mi assomiglia
l’uomo dei sogni mi completa

Non so se le donne non lo sanno dire.. io sicuramente no.

Sketch familiari: PR

S Ti interessa un lavoro da xxx k€ all’anno?
F Con chi?
S Con noi.. tua sorella ha già accettato. Lei si occupa di pubbliche relazioni e tu scrivi software
F Meglio il contrario.. (*)
S Sì, hai ragione.. tua sorella ci capisce di software sicuramente più di te!

:-(

(*) Mia sorella è un veterinario dal discreto caratterino..

Relax

Ingredienti (in proporzioni variabili):
lievito di birra, latte, argilla, amido, essenza oleosa profumata, acqua calda, magari una musica dolce

Mescolati a piacimento danno una maschera per viso/capelli/scarpe/ecc e una accogliente vasca da bagno profumata.

Prendete un signor Darcy a piacere, un intervallo di tempo a disposizione, et voilà.. scivolate dolcemente nell’acqua.

..e non dimenticate di spegnere o azzittire i cellulari. Ma non meravigliatevi se al ritorno nessuno ha chiamato, avranno letto il cartello Relax in corso appeso fuori dalla porta del bagno.