Che lo sai di chi sto parlando dai

Ogni tanto lui si chiude di là per abbracciarla in pace.
Magari si porta dietro l’iPad e insieme studiano, stanno un po’ e poi lui torna, più o meno soddisfatto, ma sicuramente rilassato; spesso fischietta.
Talvolta con una scusa li sbircio dalla finestra che dà sul balcone: mi piace vederlo assorto e il loro abbraccio è speciale.
Poi, come oggi, capita che ci sia anch’io. “Perché” mi dice lui “ti svelo un segreto: sei più stonata quando fischietti che quando canti” e io rido e poi canto senza pudore (continuerò anche a fischiettare, ma a lui non l’ho detto, lo scoprirà leggendomi o sentendomi farlo sopra pensiero).

(..mi piace quanto TNT abbraccia la sua chitarra, so che sta bene quando lo fa..)

Perché gli occhi pungenti ti brillino

Mi sto perdendo.
AWS passa la vita a schivare gli ostacoli, io invece non sono più capace di vederli.
Ho bisogno di arrampicarmi, della botta di adrenalina quando sono in cima e poi mi butto giù correndo incontro al prossimo, in cerca della mia droga.
E invece sto seduta, mi guardo intorno e non vedo ostacoli. Non sono più capace di vederli?

(..se vivi vivo anch’io..)

Del mare abbiamo le profondità

Di questo weekend in cui abbiamo iniziato a vivere la primavera mi porto dietro il tutto che abbiamo fatto e il niente della leggerezza della testa.
Il centro di Piacenza e quel bar dove, chissà perché, non pensavo saremmo più tornati dopo il trasloco e invece è sempre bello quando i negozi chiudono stare lì seduti e ascoltare il mondo fermarsi, accarezzati da un po’ di aria, sorseggiando un buon bicchiere di vino e giocando con CeeCee che sgattoiola tra sedie e clienti.
E le prime fragole, spalmate sul viso di una bimba golosissima (e sul colletto della camicia e su pezzi della giacca.. ma se son buone, che importa?) che affronta la sua prima primavera da 21 mesenne consapevole, che prende l’aria in faccia e sorride al vento, tenendo me in una mano e la sua borsetta e l’enorme mazzo di chiavi da neonata nell’altra. Offrirle l’idea di patatine da scrocchiare per indurla camminare ancora un po’ e sentirsi rispondere da TNT, serissimo e concentrato sull’argomento, e ridere sorpresi.
Poi visite, soprammobili volanti che non hanno volato, cacciaviti e telecomandi, risa e baci. E prima di essere stanchi passeggiare per paesi alla ricerca di una casa davvero nostra.
Per poi ricominciare il giorno dopo volando fuori dal letto (con tempi e modi consoni di un cambio dell’ora!) per sanare le ingiustizie, quelle che non so ma che scopro quando entriamo in un negozio sportivo: TNT e CeeCee hanno le stesse scarpe da tennis (della stessa marca, via!) e da oggi anche io, che canto come un jukebox pieno di monetine, canzoni che escono da chissà dove dalla memoria e le racconto mentre camminiamo mano nella mano in un sole che oggi è più timido, forse perché non c’è CeeCee?, ma che ancora ci accompagna.
C’è tempo e c’è spazio in questa giornata che voleva essere pigra ma che trotta insieme a noi anche per stare sdraiati a letto, finalmente con la finestra aperta, per dormire, sognare, perdersi, sentirsi, distrarsi alla velocità warp, parlare e poi scattare sulla prossima cosa che dobbiamo fare.
E una cena per rilassarci e chiudere in leggerezza, (s)parlando di cose serissime, dai progetti alla politica, passando per le cose di famiglia e le aziende agricole, insieme a chi ingombrante non è.
Alla fine salutiamo tutti girando di notte con un tavolo in mano perché non possiamo dormire se non sappiamo com’è, che di notte si progetta meglio e domani bisogna ricominciare a correre.
Perché è questo alla fine che siamo riusciti a fare: camminare lentamente, a passo di bimba, intrecciando parole, mani, pensieri, canzoni, gambe, idee, progetti.

(..quando arriva il prossimo?)

Col sole in fronte

io ballo tutta la sera come se avessi vent’anni, fossi in Spagna con la Sali e volessi limonare tutti gli astanti.
io da qualche tempo quando ordino il kebab o il panino con la salamella, dico che dentro ci voglio tutto: l’unto che cola dai peperoni cruschi, l’amaro della cipolla, l’acido dello jogurt, il pizzicorio impertinente del peperoncino.
[..]
ed è vero, voglio tutto. prendere o lasciare.
la vita part time, quella, tenetevela voi.

Me lo salvo qui, ultimo omaggio ad un blog che sparisce (o forse cambia casa? non so, non ho chiesto), ad A che vive full time, a me che non voglio dimenticare mai niente.
E tutte le cose che mi vengono in mente: la canzone, quelli che limonano sui divanetti, la palla di vetro e la carta per origami, tanto per dire le prime.
E anche quelle che non c’entrano, come una bruschetta all’aglio: la mangi anche tu, vero?

(..sì..)

Potremo attraversare questo mare se resteremo insieme

Dev’essere il traghetto che mi ispira: anche stasera ho parlato un sacco con CeeCee, che secondo me si è addormentata dopo due secondi ma non importa. Sarà stato il mirto prima di tornare in cabina o il bisogno di tirare le fila a voce alta di questi giorni, fatto sta che ho parlato per un po’.
Ci serve una casa, in fretta: abitare coi miei va bene temporaneamente ma fare la figlia e la mamma contemporaneamente è troppo complicato.
Come mi ha fatto tornare in mente un treenne che mi ha abbordata stasera a cena, è ora di pensare al nido: CeeCee ha conosciuto tanti bambini durante le vacanze, si è divertita con loro e soprattutto li ha riconosciuti e cercati, quindi le piacciono e iniziare a frequentarli non è una brutta idea.
..e poi tante altre cose per i mesi e per la vita che verrà.

(..tu non sarai mai sola..)

Non può esistere un’isola che non c’è

Nell’isola dell’isola di una penisola ho avuto il sole, il sale, il vento, l’acqua, persino 3 minuti di ticchettio di pioggia una mattina che non sono riuscita a riconoscere, le bouganville di tutti i colori che potessi desiderare o ricordare, la pizza rossa, i profumi selvatici, le passeggiate sugli scogli, un sacco di sabbia, i tramonti, una stella cadente, il relax davanti a qualcosa di (moderatamente!) alcolico, tonnellate di crema solare e un po’ meno di doposole (che ci fa fatica), i pisolini pomeridiani, guidare in costume con l’asciugamano sotto il sedere, la spesa nelle postazioni improbabili (bandiera Coldiretti e banchetto fuori dal cimitero!!), la musica, lo struscio dopocena, il rumore del mare nelle orecchie, lo sciacquettio sugli scogli abituali e poi quello sugli scogli alla fine del mondo, la testa in vacanza.
Non ho pensato che ci sarebbe potuto essere pane e marmellata e latte col Nesquik, ma avevo della focaccia genovese col caffè a distrarmi ;-)
Per otto giorni ho avuto un’isola magica, sbrilluccicante, quasi fosse mia. Wow, senza fiato se ci penso.

(..grazie, grazie, grazie!)

Senza per questo cadere nelle tue paure

Io e CeeCee ce ne andiamo in Sardegna, a rintanarci a Carloforte, per goderci mare, per essere fuori dalle scatole, dormire, riposare, ecc.
Stamattina siamo salite in macchina e siamo partite, io un po’ preoccupata, lei incazzatissima ma aveva i suoi motivi: io sono appena tornata da una settimana a Londra e quando mi ha vista lavorare attorno alle valigie aveva il terrore che ripartissi di nuovo; quando poi siamo partite io e lei, si è rilassata.
Ero preoccupata per il viaggio perché andare in giro da sola con una 14mesenne non è semplice: Arcore-Civitavecchia è un discreto viaggio e se lei non è dell’umore, non dorme, ecc. può diventare lunghissimo. Invece è stata quasi una passeggiata perché appena salita si è addormentata e si è svegliata quando l’ho presa in braccio per andare a pranzo guardandomi sorridente con l’aria di dirmi “allora siamo proprio in viaggio io e te da sole!”.
L’attesa del traghetto poi mi è passata prima di qualsiasi altra attesa che io ricordi, con lei che mi teneva per mano e mi faceva esplorare i più strani pertugi del porto, ammiccando a tutti i bambini (e bambine) che incontravamo. Non fosse stato per il caldo, sarebbe stato super divertente.
L’on boarding è stato rapido e indolore, la cabina una sorpresa (quadrupla tutta per noi invece che doppia) in cui giocare disperatamente perché tanto è a misura di bimbo e non ci si può fare troppo male. Ma la nave soprattutto.. un enorme parco giochi da esplorare per mano alla mamma, correndo su e giù per i gradini, puntando i cani e i bambini, incontrando strani individui vestiti di bianco che sorridono e talvolta fanno un buffetto e con addirittura uno spazio giochi per i bimbi in cui osservare i più grandi che si divertono.
Mia figlia riesce sempre a stupirmi e farmi sorridere, quando non mi fa ridere. Come stasera quando è uscita dalla doccia senza aspettare il telo perché due secondi sono troppi e si è aggirata nuda per il bagno della cabina, mentre io ridevo come una cretina, pensando che la mamma perfetta sarebbe inorridita per millemila motivi diversi!

(..e comunque io ho letto troppo Calvin&Hobbes per non pensare a Calvin ogni secondo che CeeCee fa qualcosa!!)

Corrono sui muri neri di città

C’è un momento in cui sembrano incredibilmente saggi o in grado di capire tutto e di essere partecipi di “discorsi da grandi” o ricevere qualsiasi confessione.
CeeCee aveva forse un mese di vita e mio padre se la portava in giro raccontandole cose sotto voce con aria serissima e lei lo guardava con occhioni seri. La prima volta che TNT l’ha presa in braccio, lei ha detto “Beh!”, lui le ha sussurrato qualcosa all’orecchio e lei subito si è zittita e rilassata.
Io faccio discorsi serissimi con CeeCee da quando è nata, ma mi sono accorta che man mano che cresce li relego al momento pre-sonno, tipo fiaba della buona notte, come se lei potesse dimenticarli addormentandosi o scambiarli per un sogno.
Stasera, che siamo su un traghetto e l’ho abbracciata stretta stretta mettendola a nanna perché è un posto nuovo, un’avventura nuova, e lei lentamente mi accarezzava un braccio, le ho raccontato come è difficile fare la mamma e prendere sempre *la* decisione giusta. Poi abbiamo giocato perché va bene i discorsi seri, ma qui abbiamo solo 14 mesi e poi si è addormentata come un angelo. E adesso se alzo gli occhi è lì che ronfa nella cuccetta di fronte in attesa che io la raggiunga.

(..sfogliato e impaginato in questa vita sola..)

Lo sai che non mi va

Non mi sembra estate.
Non ascolto De Gregori in continuazione, non dico parolacce sul caldo (cioè le ho dette per una settimana ma poi pare che qualcuno mi abbia presa troppo in parola), non mi struggo respirando i profumi nell’aria nelle sere dolci (piove!), ho fatto solo due bagni in piscina e non mi sono ancora tuffata in altre acque.. e il calendario domani segna il 10 luglio!!

Ma ho una stanchezza dentro che va oltre le notti in cui dormo male e mi alzo con la schiena rotta, le giornate di riunioni e appuntamenti, i 120 studenti interrogati finora, che mi ricorda che invece è estate e fra un po’ ci saranno le vacanze.

Mi serve il sole e poi il sale, tanto sale. Che mi si attacchi addosso, finché non muoio di fastidio dal prurito, per sentirlo sulla lingua e annusarlo intriso dell’odore della pelle. Che punga, bruci e disinfetti. Che mi riporti tutte le mie estati e poi se le riprenda. Che mi svuoti la testa e poi la faccia girare diversamente, per ricominciare a unire anche i miei puntini.

Non ho mai fatto i castelli di sabbia. Magari quest’anno imparo!

(..come il ghiaccio bruciano..)